Sono passati alcuni giorni dalla morte dello stilista Roberto Cavalli e noi ci siamo chiesti… cosa ereditiamo da questo uomo appassionato di cavalli, delle colline toscane e innamorato della preziosa Firenze?

La sua storia ci parla in ogni momento di una grande capacità, quella di OSARE. andare fuori dagli schemi, rivedere le cose completamente da un’altra prospettiva, creare il nuovo e non rispettare nessuna regola che gli imprigioni la fantasia.

Fu il primo ad usare la tecnica del patchwork, che addirittura brevettò. Portò in sfilata il denim, che oggi va tanto di moda, ma che, negli anni ’70, era una novità non indifferente.
Decise poi di fare un passo ancora oltre: vuole rendere la donna ancora più sensuale ed attraente: disegna gli abiti animalier. Da quel momento si vedono sfilare in passerella giaguari, zebre e altri animali selvatici, con un chiaro messaggio di riscoperta della femminilità e della sensualità.

Tutto questo è Roberto Cavalli, un uomo per il quale la legge Chanel “less is more” non rispecchiava la società moderna e che preferiva affidarsi alla sua filosofia “more is more”. Un uomo che, appena scrutava delle novità, ci si fiondava a capofitto, per farle proprie e riproporle in chiave elegante, ma allo stesso tempo provocante. Ed è proprio questo che lo stilista ci lascia: la capacità, l’audacia, di osare, di sperimentare la novità.