L’uomo delle castagne: due stagioni nel cuore oscuro del Nordic noir

L’uomo delle castagne è una serie danese crime e thriller la cui prima stagione è tratta dall’omonimo romanzo di Søren Sveistrup. Il racconto prosegue con Nascondino, secondo capitolo ispirato al successivo libro della serie dello scrittore danese. Al centro di entrambe le stagioni troviamo la detective Naia Thulin, interpretata da Danica Curcic, e l’investigatore dell’Europol Mark Hess, al quale presta il volto Mikkel Boe Følsgaard. Due personaggi molto diversi, uniti da un rapporto complesso e da indagini nelle quali inquietanti elementi legati all’infanzia assumono significati macabri. Attraverso due casi distinti, ma accomunati dalla stessa atmosfera, la serie conduce lo spettatore nei lati più oscuri della società danese e dell’animo umano.

Il Nordic noir è un genere nel quale l’atmosfera ricopre un ruolo importante quanto quello dell’indagine. L’uomo delle castagne dimostra di averlo compreso perfettamente, costruendo la propria identità attraverso una fotografia dai colori freddi e desaturati, una colonna sonora cupa e una regia capace di trasformare anche un paesaggio apparentemente tranquillo in un luogo minaccioso. I silenzi, gli spazi vuoti, gli sguardi e i rumori diventano parte integrante del racconto, alimentando una sensazione di pericolo che accompagna costantemente lo spettatore.

Entrambe le stagioni riescono così a generare inquietudine, suspense e mistero, coinvolgendo chi guarda e rendendolo parte attiva dell’indagine. Ogni dettaglio potrebbe nascondere un indizio, ogni personaggio una parte della verità. La serie invita continuamente a formulare ipotesi e provare a individuare i responsabili, per poi rimettere in discussione ogni certezza attraverso false piste e rivelazioni difficili da prevedere.

Anche il ritmo del racconto risulta avvincente e ben calibrato. I momenti morti sono pochi e persino le sequenze più intime contribuiscono ad approfondire i personaggi o ad accrescere la tensione. Le due stagioni regalano colpi di scena clamorosi e realmente inaspettati, arrivando soprattutto in Nascondino a compiere alcune scelte narrative particolarmente coraggiose. Decisioni che potrebbero dividere i lettori dei romanzi, ma che testimoniano la volontà degli autori di non limitarsi a una trasposizione priva di rischi.

A rendere ancora più credibile questo universo contribuiscono le interpretazioni. Danica Curcic restituisce perfettamente la determinazione e le fragilità di Naia Thulin, mentre Mikkel Boe Følsgaard dona a Mark Hess un’irrequietezza trattenuta, fatta soprattutto di silenzi, esitazioni e sguardi. La loro alchimia rimane uno dei punti di forza della serie. Anche i personaggi secondari, compresi quelli introdotti nella seconda stagione, possiedono la giusta profondità e non vengono utilizzati come semplici pedine al servizio del mistero.

La forza de L’uomo delle castagne non risiede solamente nella brutalità dei casi raccontati, ma soprattutto nella capacità di far percepire il male anche quando non viene mostrato direttamente. Fotografia, colonna sonora e regia lavorano insieme per costruire un disagio persistente, capace di rimanere addosso anche dopo la conclusione degli episodi.

La prima stagione e Nascondino formano così un racconto coerente, nel quale l’immaginario dell’infanzia viene trasformato in incubo e i traumi del passato continuano a condizionare il presente. Dopo tanti anni, è uno dei pochi prodotti ad aver restituito pienamente quelle sensazioni di inquietudine, mistero e paura che ogni thriller dovrebbe riuscire a trasmettere.

Con queste due stagioni Netflix conferma ancora una volta la propria capacità di portare sul piccolo schermo thriller europei solidi, avvincenti e dotati di una precisa identità. L’uomo delle castagne è, a mani basse, una delle migliori serie thriller presenti nel catalogo della piattaforma: un’opera che non si limita a raccontare un’indagine, ma trasforma lo spettatore in investigatore, costringendolo a guardare fino alla fine per scoprire cosa si nasconde dietro l’orrore.

Di Francesco Tufano