La colomba di oggi
In questo periodo è difficile fare finta di niente. Il futuro sembra meno scontato del solito, e anche le cose che davamo per stabili iniziano a scricchiolare. Non è solo una sensazione vaga: è qualcosa che entra nelle conversazioni, nei pensieri prima di dormire, nelle notizie che scorriamo senza davvero volerle leggere.
Forse è anche per questo che stiamo cambiando modo di stare al mondo. Senza grandi dichiarazioni, senza rivoluzioni: semplicemente spostando l’attenzione. Meno proiettati in avanti, più attenti a quello che c’è ora. Un pranzo al sole diventa un piccolo evento, una gita fuori porta non è più “una cosa da fare” ma qualcosa da vivere davvero. Anche il lavoro, quando c’è, smette di essere solo routine e torna ad avere un peso diverso.
Quando l’idea di un crollo smette di essere astratta, succede una cosa curiosa: si perde interesse per il lamento automatico. Non perché vada tutto bene, ma perché diventa più urgente afferrare quello che funziona, quello che c’è, oggi. Senza troppe previsioni, senza troppe correzioni.
Le notizie che arrivano da fuori — guerra, armi, escalation — si infilano nei silenzi, disturbano il sonno. E allora, quasi per reazione, si torna a guardare meglio ciò che abbiamo davanti: una tavola apparecchiata, gli amici, la famiglia, una giornata di sole che non chiede spiegazioni, riflessioni, paure.
Questa Pasqua si potrebbe racchiudere tutta qui, in questo equilibrio un po’ instabile. Non solo festa, non solo leggerezza. Piuttosto una pausa consapevole da pensieri troppo pesanti. Non una rinascita perfetta, ma una ripartenza possibile. Con una parte di inquietudine e una, ostinata, di speranza.
Ritornando al vecchio e saggio amico: qui e ora.
