Siamo tutti d’accordo… o forse no
Ricordiamo tutti l’episodio avvenuto poco tempo fa, che ha visto protagonisti un turista e una residente fiorentina, in lite per della spazzatura gettata dalla finestra e quella frase inopportuna “Io pago mille euro per stare qui”. Ricordiamo le ondate di solidarietà verso Caterina, turbata da un comportamento incivile. E ricordiamo anche il moto di fastidio verso “l’americano”, dipinto come il barbaro di turno, arrogante e irrispettoso.
Caterina ha ragione, e siamo tutti d’accordo.
Siamo tutti d’accordo che Caterina abbia diritto al rispetto, alla quiete e a vivere nel centro storico senza subire comportamenti degradanti. Così come siamo tutti d’accordo che il turismo rappresenti, da sempre, una risorsa fondamentale per la città — ben prima che si iniziasse a parlare di overtourism.
Eppure, siamo tutti d’accordo che questa convivenza, tra chi resta e chi va, oggi non funzioni più. Che c’è un elefante impazzito nella stanza che tutti indicano, ma che nessuno sembra davvero in grado di governare.
Allo stesso tempo, siamo tutti d’accordo che il turista, anche quello maleducato, paghi cifre spesso spropositate per soggiornare nella “culla del Rinascimento”, nemmeno stesse comprando un tour con Lorenzo de’ Medici in persona. (Destino al quale, per di più, non viene sottratto nemmeno il residente, ndr.). Siamo tutti d’accordo che una parte consistente della città trae beneficio da questo flusso continuo. Direttamente o indirettamente, molti di coloro che protestano sono anche, in qualche misura, partecipi dello stesso sistema che criticano — contraddizione che raramente viene affrontata con onestà.
Meglio una città invasa ma economicamente attiva, o una città più vivibile ma impoverita? È una domanda scomoda, ma inevitabile.
Ma la soluzione non è trasformare il turista nel capro espiatorio.
Non siamo tutti d’accordo che alimentare un clima di ostilità sia la soluzione. Non siamo tutti d’accordo che l’odio, anche quando nasce da frustrazione reale, possa portare a un miglioramento. E non siamo tutti d’accordo che chi si presenta come difensore dei cittadini agisca davvero nell’interesse collettivo. L’elefante impazzito nella stanza esiste. Ma forse è stato drogato proprio da chi oggi lo denuncia. E, in fondo, lo tolleriamo: perché genera visibilità, consenso, profitto. E così tutto resta immobile.
Siamo tutti d’accordo… o forse no.
