Viva la mamma
Ieri abbiamo festeggiato la festa della mamma, ed è naturale fermarsi a riflettere sull’importanza della sua figura, del suo ruolo, della sua essenza.
Bennato, con quelle note che ci hanno fatto ballare tutti, cantava: “Viva la mamma, affezionata a quella gonna un po’ lunga, indaffarata sempre e sempre convinta, a volte un po’ severa.” Quanto ancora si avvicina all’idea attuale di mamma?
Probabilmente poco, almeno in superficie. Oggi le mamme non portano le gonne lunghe, non impongono coprifuoco e non recitano il galateo a memoria. Le mamme di oggi fanno pilates, meditano, escono con le amiche per un aperitivo, curano la propria salute mentale e pubblicano foto sui social. Sono donne che non hanno rinunciato a sé stesse diventando madri — e sarebbe sbagliato leggerlo come una perdita.
Ogni epoca modella la propria immagine di madre, ed è giusto che sia così. In sessant’anni sono cambiati i costumi, i valori, le priorità. La mamma degli anni Sessanta viveva spesso in funzione della famiglia. Quella degli anni Ottanta e Novanta cominciava a lavorare fuori, a dividersi tra mille fronti. Quella di oggi rivendica il proprio spazio — fisico, emotivo, sociale — e insegna ai figli, con l’esempio, che prendersi cura di sé non è egoismo.
Eppure, sotto la superficie che cambia, qualcosa rimane costante. La mamma è ancora colei che ti ama senza condizioni, che ti corregge perché vuole vederti crescere dritto, che trasforma qualunque luogo in un posto sicuro solo con la propria presenza. Che fossero quelle delle sbucciature nascoste per paura di “prendere il resto”, o quelle che oggi spiegano con calma e fanno domande invece di alzare la voce, il filo che le unisce è lo stesso.
La mamma non ha un’epoca. La sua essenza non invecchia con le mode, non si lascia misurare dai metri di gonna o dal numero di post su Instagram. È quel luogo a cui si torna — sempre, a qualunque età — per sentirsi ancora figli, ancora al sicuro, ancora a casa.
La mamma è sempre la mamma.
