Odoardo Spadaro – Le radici del mondo

“La porti un bacione a Firenze/Che ll’è la mia città/Ma in cuor l’ho sempre qui/La porti un bacione a Firenze/Io vivo sol per rivederla un dì…” Che ricordi… che sentimenti provati ascoltando questa canzone. Le note di questa canzone ci riportano alla nostra infanzia o a quella giovinezza che ci porta sempre un po’ via dalla nostra città (per studio, per lavoro, per destino). Che nostalgia, quando nei momenti più tristi l’abbiamo ascoltata e quanto ci siamo sentiti compresi da quella voce, da quel dialetto fiorentino, così simpatico ma così profondo.

Dietro a quello che è uno degli inni d’amore più belli a Firenze c’è Odoardo Spadaro: attore, cantante, cabarettista, artista di fama mondiale. Un vero cittadino del mondo, certo, ma con un cuore che non ha mai lasciato Firenze. Ovunque andasse portava con sé un pezzo di Lungarno, una finestra sull’Arno.

Una vita costellata di grandi opportunità, di viaggi, di conoscenze, di mille avventure, eppure un’appartenenza unica, forte, viscerale alle sue radici. Le stesse che forse hanno dato vera forza alla sua arte: un’identità forte, che non aveva paura di abbracciare il mondo.

Quando scrisse “La porti un bacione a Firenze”, nel 1937, il mondo era sull’orlo del baratro. Tra due guerre, con tanta gente costretta a emigrare, quella canzone fece sentire i più abbracciati da un sentimento condiviso.

Spadaro era un uomo che sapeva sorridere anche nei tempi difficili. Con gentilezza e ironia alleviava anche le vite dei suoi spettatori tanto affezionati. Per questo Firenze gli ha voluto rendere omaggio: con una via, con una targa, ma soprattutto con la memoria viva del suo spirito. Ad un animo così aperto proprio perché così consapevole delle sue origini.

 

Foto di Radiocorriere