Accademia degli Immobili – La cultura che rende liberi
Come molti sapranno, a Firenze è in corso un acceso dibattito che tocca il cuore della città: il destino del Teatro della Pergola, uno dei suoi simboli più amati. Verrà davvero declassato? Si riuscirà a trovare un accordo per mantenere il riconoscimento nazionale, con tutto ciò che questo comporta?
Mentre leggevo diversi articoli sull’argomento, mi è sorta una domanda: chi ha dato vita a questo luogo così importante per la cultura fiorentina? Forse alcuni di voi già conoscono la risposta, ma durante le mie ricerche mi sono imbattuta nella storia dell’Accademia degli Immobili, nata in origine con il nome di Accademia degli Infuocati.
Oggi, quindi, non vi parlerò di un singolo personaggio, ma di un gruppo di persone, di quegli spiriti appassionati che, partendo da un interesse personale, sono riusciti a costruire qualcosa di molto più grande.
L’Accademia degli Infuocati era composta da nobili fiorentini, figure che oggi non verrebbero viste di buon occhio, ma che allora avevano mezzi, visione e, soprattutto, l’ambizione di creare un luogo di crescita culturale. Fu così che, nel 1652, individuato l’edificio di un antico tiratoio nella zona della Pergola, iniziarono i lavori per trasformarlo in un vero teatro.
Secondo il repertorio Bargellini-Guarnieri, nello stesso anno le adesioni al progetto furono talmente numerose che l’Accademia si trovò costretta a dividersi in due realtà. Nacque così l’Accademia degli Immobili, che prese in mano la costruzione del nuovo teatro.
Per decenni, gli spettacoli furono riservati alle élite dell’epoca, fino al 1718, quando, approfittando di un cambio di gestione, il Teatro della Pergola venne finalmente aperto al pubblico pagante. Fu l’inizio di un’epoca nuova: la cultura teatrale fiorentina cominciò a espandersi e, da lì, prese forma il modello del teatro all’italiana, con i suoi caratteristici palchi separati e sopraelevati, pensati persino per tenere a distanza le famiglie rivali.
Oggi ci troviamo davanti a un bivio. Non discutiamo più del Teatro per ciò che rappresenta, ma per colpa delle dinamiche politiche che ne hanno offuscato l’identità. Ognuno sembra volerlo “possedere”, strappandogli un frammento di cultura per nutrire la propria immagine.
Siamo sospesi in un limbo, tra la nazionalità e la territorialità di questo pezzo di storia; tra l’incudine e il martello. E intanto, un patrimonio di valore inestimabile resta lì, in attesa di essere riconosciuto per ciò che è davvero: un cuore pulsante della cultura italiana e internazionale, che merita di tornare a essere finalmente libero.
