“Michael” – L’eredità immortale del Re del Pop

Negli ultimi anni il biopic musicale è diventato uno dei generi più amati dal grande pubblico. Film come Bohemian Rhapsody e Rocketman hanno dimostrato quanto sia forte il fascino di raccontare sul grande schermo la vita di artisti che hanno segnato intere generazioni, mescolando musica, spettacolo e vita privata. Con Michael, il cinema prova ora a raccogliere l’eredità del Re del Pop, affrontando il peso enorme di raccontare una delle figure più iconiche della storia della musica. Una scelta che incuriosisce fin da subito è quella di affidare il ruolo del protagonista a Jaafar Jackson, nipote dello stesso Michael Jackson: una decisione che, sulla carta, poteva sembrare puramente simbolica, ma che sullo schermo si rivela molto più significativa di quanto si potesse immaginare.

Ed è proprio da Jaafar Jackson che bisogna partire. La sua interpretazione è senza dubbio il cuore pulsante del film. Non si limita a imitare Michael: lo studia, lo assorbe, lo restituisce con una precisione quasi impressionante. Ogni movimento del corpo, ogni espressione facciale, ogni postura sembra frutto di uno studio maniacale di quei dettagli che hanno reso Michael Jackson unico e inimitabile. Sul palco, Jaafar riesce a catturare quell’energia magnetica e quella presenza scenica che hanno trasformato ogni esibizione del cantante in un evento irripetibile.

La sceneggiatura rappresenta il vero punto nevralgico della pellicola, scegliendo di concentrarsi su tre aspetti fondamentali della figura di Michael Jackson. Il primo è il rapporto burrascoso con il padre, elemento che ha inevitabilmente contribuito a plasmare l’uomo e l’artista. Il secondo è il lato umano di Michael: quello di una persona generosa, altruista, profondamente sensibile verso chi aveva meno fortuna di lui. Infine, e soprattutto, c’è il Michael Jackson artista, il cantante, il performer, la leggenda del palco: la parte predominante dell’intera narrazione.

Ed è proprio qui che il film mostra contemporaneamente il suo punto di forza e il suo limite più evidente.

Perché se da una parte Michael riesce a celebrare in maniera potente e spettacolare il genio artistico del suo protagonista, dall’altra evita del tutto di affrontarne i lati più oscuri e controversi. Una scelta chiaramente voluta: il film non nasce con l’intento di analizzare o mettere in discussione l’uomo, ma di onorare il mito, l’artista che milioni di fan hanno amato e idolatrato.

Ed è qui che il paragone con Bohemian Rhapsody e Rocketman diventa inevitabile. Anche quei film avevano l’obiettivo di celebrare i rispettivi artisti, ma trovavano comunque il coraggio di mostrare, o almeno accennare, le fragilità, gli errori e le ombre della persona dietro il personaggio. Michael, invece, preferisce restare in una zona più sicura, scegliendo l’omaggio piuttosto che l’approfondimento.

La regia di Antoine Fuqua accompagna bene questa impostazione. Nei momenti più intimi e quotidiani mantiene uno stile lineare, pulito, senza particolari guizzi ma sempre efficace nel raccontare la vita privata del cantante. È però nei momenti musicali che il film cambia marcia: la macchina da presa si accende, il ritmo cresce e la regia si eleva, riuscendo a trasmettere tutta la grandezza scenica di Michael Jackson e a far percepire allo spettatore perché il suo nome sia diventato leggenda.

Michael è un biopic che funziona soprattutto come grande atto d’amore verso una delle figure più influenti della storia della musica. Forte di una performance straordinaria di Jaafar Jackson e di sequenze musicali capaci di restituire tutta la magia del Re del Pop, il film riesce nel suo intento principale: celebrare il mito. Allo stesso tempo, però, lascia la sensazione di aver scelto la strada più semplice, evitando di scavare davvero nelle complessità e nelle contraddizioni dell’uomo dietro la leggenda. È un film che emoziona, intrattiene e colpisce, ma che probabilmente avrebbe potuto essere ancora più grande se avesse avuto il coraggio di osare di più. Resta comunque un’esperienza imperdibile per i fan di Michael Jackson e per chi ama i biopic musicali capaci di trasformare la musica in puro cinema.

Di Francesco Tufano