Masters of the Universe: un viaggio dell’eroe a tutto colore
A quasi quarant’anni dal film con Dolph Lundgren, l’universo di He-Man torna sul grande schermo con Masters of the Universe, nuova trasposizione in live action della celebre saga fantasy nata negli anni Ottanta. Diretto da Travis Knight, già regista di Bumblebee e Kubo e la spada magica, il film racconta la storia del principe Adam, cresciuto sulla Terra e richiamato dopo quindici anni sul pianeta Eternia dalla leggendaria Spada del Potere. Qui scopre che il suo mondo è caduto sotto il dominio di Skeletor e che, per salvarlo, dovrà riabbracciare le proprie origini e accettare il destino che lo attende come He-Man. A interpretare Adam è Nicholas Galitzine, affiancato da Camila Mendes nei panni di Teela, Idris Elba in quelli di Duncan/Man-At-Arms, Alison Brie come Evil-Lyn e Jared Leto nel ruolo di Skeletor.
Fin dalle prime sequenze, Travis Knight dimostra di non voler nascondere l’anima profondamente anni Ottanta del progetto. Il fantasy muscolare dell’epoca incontra così un’estetica pop, colorata e volutamente esagerata, capace di restituire sullo schermo tutta la particolare identità dell’universo di He-Man. Il film non cerca di rendere realistico ciò che nasce come fumettistico, ma accetta con convinzione la propria natura e la trasforma in uno dei suoi principali punti di forza.
La sceneggiatura segue il più classico dei viaggi dell’eroe: Adam deve riscoprire le proprie origini, superare paure e insicurezze e comprendere che la forza non dipende soltanto dal potere che possiede, ma dalle responsabilità che decide di assumersi. Una struttura semplice e prevedibile, che difficilmente sorprende, ma che riesce comunque a sostenere il racconto e a garantire un intrattenimento leggero e immediato. A rendere più vivace il percorso contribuisce una buona dose di ironia, con battute e situazioni capaci di strappare qualche risata senza trasformare l’intera operazione in una parodia. È proprio l’equilibrio tra autoironia e sincerità a permettere al film di celebrare il materiale originale senza apparire eccessivamente nostalgico.
Sul fronte delle interpretazioni, Nicholas Galitzine riesce a dare al principe Adam una dimensione più umana del previsto. L’attore non si limita alla presenza fisica richiesta dal ruolo di He-Man, ma lavora anche sulle fragilità e sul lato più ingenuo del personaggio, mostrando una sorprendente efficacia nei momenti comici. Camila Mendes porta energia e determinazione nella sua Teela, evitando di ridurla a una semplice figura di supporto, mentre Idris Elba conferisce a Man-At-Arms il consueto carisma, alternando autorevolezza e ironia.
Alison Brie si diverte nei panni dell’ambiziosa Evil-Lyn, ma è soprattutto Jared Leto a prendersi la scena con uno Skeletor teatrale, minaccioso e consapevolmente sopra le righe. La sua interpretazione abbraccia completamente l’eccesso del personaggio e finisce per diventare una delle componenti più riconoscibili del film.
Convincente anche la CGI, fondamentale per dare vita a un mondo complesso come Eternia. Ambientazioni, creature, armature e battaglie digitali mantengono una notevole coerenza visiva e si inseriscono bene nell’estetica scelta da Knight. Gli effetti non inseguono sempre il fotorealismo, ma puntano su colori accesi e immagini spettacolari, rendendo credibile proprio l’aspetto più fantastico e improbabile di questo universo.
Masters of the Universe non rivoluziona il fantasy e non prova a nascondere la semplicità della propria storia. Al contrario, trova la sua identità nella capacità di recuperare lo spirito degli anni Ottanta e adattarlo al linguaggio del blockbuster contemporaneo. Il viaggio dell’eroe è prevedibile e alcuni passaggi seguono sentieri già percorsi molte volte, ma l’energia del cast, l’estetica pop e una CGI convincente permettono al film di raggiungere il suo obiettivo principale: divertire.
Travis Knight realizza così un’avventura colorata, ironica e sincera, accessibile sia a chi è cresciuto con He-Man sia a chi entra per la prima volta nel mondo di Eternia. Un ritorno che non ha paura di essere esagerato e che, proprio grazie a questa consapevolezza, riesce a riscoprire il potere più autentico della saga.
Di Francesco Tufano
