Luci e ombre tra le strade di Firenze – Recensione “Il Mostro”
Nel decimo anniversario di Netflix Italia, la piattaforma sceglie di riportare sullo schermo una delle piste più oscure e controverse della cronaca italiana: la cosiddetta “pista sarda”, legata ai misteri del mostro di Firenze . La serie “Il mostro” tenta di restituire un ritratto inquietante e profondo del lato più oscuro della mente umana.
Dal punto di vista tecnico, la regia è sicuramente il punto di forza dell’intera produzione. L’uso della macchina da presa è elegante e misurato, con inquadrature che catturano perfettamente l’atmosfera cupa e opprimente delle campagne e dei borghi italiani. La fotografia, dai toni freddi e polverosi, accompagna con efficacia il racconto, trasformando ogni scena in un quadro di tensione e silenzio. Purtroppo, è proprio la scrittura a far crollare il castello costruito con tanta cura visiva. La sceneggiatura appare dispersiva, confusa nel suo tentativo di abbracciare troppe linee narrative senza mai approfondirne davvero nessuna. Non esiste un vero protagonista in cui identificarsi: tutti i personaggi sembrano muoversi senza direzione, privi di un arco narrativo convincente. Il ritmo, inoltre, è eccessivamente lento, fino a sfociare nella noia, e i dialoghi non riescono mai a dare spessore o vita ai personaggi, che restano bidimensionali e prevedibili.
In conclusione, Il mostro è un’occasione mancata. Nonostante la cura registica e la bellezza visiva, la serie si perde nei propri labirinti narrativi, incapace di mantenere la tensione e di restituire l’impatto emotivo che una storia del genere richiederebbe. Netflix celebra i suoi dieci anni in Italia con un prodotto ambizioso ma fragile, più forma che sostanza, che purtroppo non riesce a lasciare il segno.
Di Francesco Tufano
