Il tempo delle ballate non è ancora finito, ritrovare gli Afterhours

Esiste un patto non scritto, collettivo e trasversale, che ci permette di ricostruire il tempo che è passato saltando da un gruppo all’altro, tra “mostri sacri” e “meteore”, ognuno a modo suo utile, se non indispensabile, a dirci chi siamo e chi eravamo. Un termometro sempre in funzione fatto di pop star da palcoscenici enormi, di nicchie, espressione di umori, sensazioni, di come intere generazioni hanno deciso di essere al mondo.

Su questa linea del tempo immaginaria tanti hanno lasciato piccoli segni, qualcuno c’è rimasto resistendo al trascorrere degli anni. Ed è così che “Ballate per piccole iene”, firmato Afterhours, passa in vent’anni dall’essere un disco “cult” della musica tricolore (e non solo) ad un evento celebrativo quando Manuel Agnelli, dopo la lunga esperienza solista, decide di rimettere insieme la “vecchia banda”. 

Restituirne l’autenticità, aprire “l’opera d’arte” alla lettura del tempo nuovo”, sono i concetti che riassumono il tour che ci riporta a quel momento storico lì, per alcuni il “primo” incontro con gli Afterhours (il disco è tra i più amati di sempre, non a caso asse portante dei concerti). Un disco nato con una decisa dimensione “live”, che ritrova proprio nella sua ragion d’essere il senso più profondo della “band”. 

Ritrovarsi, condividere, contribuire al “cambio pelle” di una stagione storica per tutti. Come a dire, il tempo delle ballate non è ancora finito.