Giornate Fai d’Autunno, tesori da scoprire il 14 ed il 15 ottobre

Sabato 14 e domenica 15 ottobre 2023 tornano, per l’12ª edizione, le Giornate FAI d’Autunno. Il grande evento di piazza che il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano dedica ogni anno, d’autunno, al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.

Saranno proposte speciali visite a contributo libero in 700 luoghi straordinari in oltre 350 città d’Italia. Spesso posti inaccessibili o semplicemente insoliti, originali, curiosi, poco conosciuti e valorizzati che raccontano storia e natura dell’Italia, spaziando dall’archeologia all’architettura, dall’arte all’artigianato, dalla tradizione alla memoria, dall’antico al moderno, dalla città alla campagna.

Dai palazzi delle istituzioni alle architetture civili – ospedali, carceri, scuole e università, e perfino porti – da chiese e conventi a dimore private, ville e castelli, da siti archeologici a moderni centri di ricerca, dai borghi immersi nella natura a parchi, giardini e orti in città, dai villaggi operai ai laboratori artigianali e alle industrie del made in Italy.

Tutto questo, e molto altro, è il patrimonio culturale dell’Italia che il FAI svela al pubblico in due giorni di festa, di divertimento, ma anche di apprendimento e sensibilizzazione.

Ai partecipanti verrà suggerito un contributo a partire da 3 euro, che andrà a sostegno della missione e dell’attività del FAI (l’elenco dei luoghi aperti e le modalità di partecipazione all’evento sono consultabili sul sito www.giornatefai.it).

Chi lo vorrà, potrà sostenere ulteriormente il FAI con contributi di importo maggiore oppure con l’iscrizione annuale, sottoscrivibile online o in piazza in occasione dell’evento ad una quota agevolata.

FIRENZE

Palazzo Capponi, Comitato C.R.I. Firenze

Da oltre un secolo la C.R.I. fiorentina ha sede Oltrarno, nel quattrocentesco Palazzo Capponi, in Borgo San Frediano. Il primo nucleo fu eretto per volontà di Bartolomeo Capponi (1408 – 1487), mentre seguirono nei secoli successivi ristrutturazioni e ampliamenti. I Capponi acquisirono anche l’edificio adiacente, oggi sede del Comando Interregionale dell’Italia Centro Settentrionale della Guardia di Finanza (anch’esso aperto per le Giornate FAI d’Autunno), e il palazzo rimase di proprietà della famiglia fino all’Ottocento, quando fu acquistato da Giovanni Pucci, camerlengo del Comune di Firenze, e passò, dopo la morte del di lui figlio Luigi, al genero Winckler. Nel 1919 fu venduto al principe Raffaello Torrigiani di Scilla in qualità di presidente del Comitato Regionale della Croce Rossa Italiana. Il cortile interno presenta su tre lati un elegante porticato, sostenuto da snelle colonne terminanti in capitelli compositi, su cui affaccia un aereo loggiato sovrastato da una trabeazione lignea. Gli ambienti del piano nobile rivelano un soffitto popolato da figure leggere e grottesche, tra cui il piccolo “Tesoretto”, stanza ovale degli armadi, decorato da zoccolo a soffitto e mai visto, con armadi a scomparsa, che sarà possibile visitare in occasione delle Giornate FAI. Si conserva qui anche la Raccolta Museale della C.R.I. al femminile, di stampo prevalentemente didattico e conservativo: espone materiali in uso nel secolo scorso, utili per capire il contesto e i mezzi con cui si operava nelle emergenze sanitarie, insieme gli attuali strumenti di intervento e a materiali riguardanti importanti figure femminili della storia della C.R.I.

L’apertura avviene in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, nell’ambito di un accordo quadro con il FAI.

Villa Kraft, Comitato Regionale C.R.I.

Attuale sede del Comitato Regionale Toscana e del Centro di Mobilitazione Tosco Emiliano della Croce Rossa Italiana, Villa Kraft è un mirabile esempio di architettura residenziale ottocentesca in stile neo cinquecentesco, costruita sulla collina di Careggi con un suggestivo affaccio panoramico. Luogo di soggiorno estivo di nobili famiglie e, dagli anni ’30 del Novecento, sede ideale per edificare dispensari per la cura della tubercolosi grazie alla salubrità dell’area, alla ricchezza dei boschi e alla lontananza dalla città, la residenza dopo numerosi passaggi di proprietà fu venduta nel 1920 a Gerardo Kraft, noto imprenditore alberghiero di origine svizzera, che ne fece l’abitazione di campagna. La Croce Rossa Italiana acquistò l’immobile nel 1946 per destinarlo a centro di prevenzione e recupero per le malattie polmonari, in particolare dei bambini affetti da tubercolosi ossea, e nel 1996 vi istituì la sede del Comitato Regionale della Toscana. Il pubblico delle Giornate FAI avrà accesso, tra i vari ambienti, anche alla sala operativa, una stanza a disposizione delle infermiere con alcune locandine e bozzetti storici, oltre ad alcune sale di rappresentanza al primo piano. La visita proseguirà con una passeggiata esterna che offre un’insolita visione panoramica di Firenze e si concluderà nella sezione del complesso ospedaliero riservata al Centro di Mobilitazione Tosco Emiliano, corpo militare volontario, che conserva una raccolta di uniformi, fotografie, quadri, teche con copricapi, stoviglie ospedaliere, set da viaggio (anche porcellane Ginori), uniformi, materiali relativi alla Prima guerra mondiale e manifesti divulgativi sulle pratiche mediche del quotidiano. Un focus è dedicato all’arruolamento di donne come dottoresse e farmaciste oltre che come infermiere, tra le quali figura Maria Montessori.

L’apertura avviene in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, nell’ambito di un accordo quadro con il FAI.

Casa Capponi In San Frediano: Museo Storico Della Guardia Di Finanza

Casa Capponi palazzo storico di Firenze sul Lungarno Soderini in Oltrarno, zona ricca di gioielli architettonici, botteghe di antiquariato e artigianato. Il prospetto principale si apre verso l’Arno; ad est l’edificio confina con la sede della Croce Rossa Italiana, ad ovest con la Parrocchia di San Frediano in Cestello. Dal 1995 ospita la sede del Comando Interregionale dell’Italia Centro-Settentrionale della Guardia di Finanza e dal 2021 è allestita un’esposizione permanente che racconta l’esperienza della Real Guardia di Finanza del Granducato di ToscanaAlla fine del 1200 si costruirono, tra la chiesa di San Frediano e la sponda dell’Arno, alcune case con forse il nucleo originale della Casa Capponi. Nei primi decenni del ‘700 fu acquistata e ampliata dalla famiglia Spinelli. Nel 1769 il marchese Vincenzo Capponi, nuovo proprietario ristruttura, amplia con giardino all’italiana e appone il suo stemma araldico  visibile da Borgo San Frediano. Nel 1843 fu sede della Camera di Soprintendenza Comunitativa l’allora Catasto fino ai primi decenni del ‘900.Con il Fascismo fu Casa del Fascio , alla fine della Seconda Guerra Mondiale diventa Casa del Popolo “Giacomo Matteotti”,alla fine degli anni Settanta acquistato dal Demanio dopo restauro nel 1995 fu affidato alla Guardia di Finanza .

BORGO SAN LORENZO

Villa Pecori Giraldi – Chini Museo

Sin dal Settecento di proprietà della famiglia Giraldi, la villa fu donata nel 1978 al Comune, e dal 1999 a oggi è sede del Chini Museo, dedicato alla celebre famiglia di ceramisti e decoratori di Borgo San Lorenzo, che ai primi dell’Ottocento diedero avvio a un’importante manifattura distintasi fino al secolo successivo nell’artigianato artistico a livello internazionale. Circondata da un ampio parco di alberi secolari, la villa si sviluppa su due piani e presenta una sobria facciata di gusto rinascimentale sormontata da una robusta torre merlata, restaurata nel 1902. La decorazione interna ebbe inizio nella seconda metà dell’Ottocento e si contraddistingue per un forte recupero della cultura medievale, caratterizzato dalla presenza di importanti inserti pittorici costituiti da stemmi e imprese araldiche di uomini, ma soprattutto donne, imparentate nel corso dei secoli con le famiglie Giraldi e Pecori. Furono qui attivi diversi membri della famiglia Chini, da Leto a Galileo (1873-1956), tra i principali esponenti del Liberty italiano. Al nonno di Galileo e allo zio Pio sono da attribuire i decori vegetali e le grottesche degli ambienti al piano terra risalenti al 1854, a Leto Chini molti stemmi di ispirazione medievale, a Galileo il bellissimo San Giorgio che uccide il drago, a Tito Chini, figlio del cugino di Galileo, i dipinti eseguiti in occasione del restauro che si rese necessario dopo il terremoto del 1919, il caminetto piccolo e la decorazione di alcuni ambienti, quali il vestibolo e il soffitto della scala elicoidale. La villa ospita inoltre al piano terra il Chini Contemporary, una sezione dedicata all’arte contemporanea.

 


LIVORNO

borgo di Suvereto

tra le località più antiche della Val di Cornia. Le sue origini si rifanno all’epoca del crollo dell’Impero Romano quando, per motivi di sicurezza, le popolazioni costiere si trasferirono nelle zone collinari. La sua storia è legata inscindibilmente al forte carattere della popolazione, che ha sempre mostrato originalità, intraprendenza e amore verso il proprio paese, doti grazie alle quali il borgo divenne nel 1201 il primo comune libero della maremma settentrionale.Non risultano notizie sull’esistenza di un castello a Suvereto prima del X secolo. Il primo documento dove si menzionano diverse corti e castelli tra cui appunto Suvereto si trovano su un documento del 973. Si sa però che la parte sommitale del borgo era precedentemente abitata, dal ritrovamento nell’area della torre e del recinto di mura, di buche di palo, traccia di costruzioni in legno ormai completamente deperite.Le prime mura del castello di Suvereto erano solo nella parte sommitale detta la Rocca, dove esisteva già una torre, luogo di pertinenza del signore, che in questa zona per diversi secoli faceva parte della famiglia Aldobrandeschi.L’itinerario consente di avere una panoramica della storia, dello sviluppo urbanistico e della stratificazione architettonica del borgo. Dalle sue origini, con la presenza della Chiesa di San Giusto risalente al 923, fino al Coppaio, edificato al posto di una vecchia costruzione a cavallo tra Settecento e Ottocento e alla chiesa di San Michele arcangelo, oggi sede del Museo di Arte Sacra, costruita nel 1881 dalla compagnia della Misericordia.

Cantina Petra

Apertura per Iscritti al FAI

Prima di essere una cantina, Petra è un’oasi naturale che si estende su 300 ettari comprendendo la cintura delle Colline Metallifere, il Parco di Montioni, la Riserva Poggio Tre Cancelli e il Parco della Sterpaia. In questo ecosistema prende vita il sogno di Francesca Moretti e della sua famiglia. Petra è un’oasi naturale immersa nel territorio della Val di Cornia e e la cantina è un’architettura morbida, rispettosa, a basso impatto, come la strada che dal grappolo conduce alla bottiglia.Il progetto della cantina risale al 1999-2000, quando il Dr. Vittorio Moretti, proprietario della tenuta, incaricò l’architetto Mario Botta di realizzare un luogo che fosse al contempo efficiente per la produzione del vino e segno forte all’interno del paesaggio naturale.La cantina si presenta al visitatore con l’immagine di un cilindro di pietra sezionato con un piano inclinato parallelo alla collina e due corpi edilizi porticati ai lati.L’effetto frontale di questa costruzione con la presenza del cilindro di pietra centrale e della sua corona circolare impreziosita da una vegetazione, che varia a seconda delle differenti stagioni, si connota come un “fiore disegnato” per l’intera collina


GROSSETO

SCARLINO (GR)

il Borgo

Scarlino si trova sulle pendici del Monte d’Alma a 229 metri d’altezza e domina l’ampia vallata del Pecora a sud di Follonica e il mare Tirreno, di fronte all’Isola d’Elba. Le prime testimonianze di un insediamento umano a Scarlino risalgono all’Età del Bronzo e poi al periodo etrusco. La prima menzione di Scarlino su fonti documentali risale al 973, dove compare come possedimento degli Aldobrandeschi, nel 1278 fu occupato dalla Repubblica di Pisa e dal 1399 divenne possesso degli Appiani di Piombino.

Chiesa di San Donato Convento e Chiesa degli agostiniani ostentò per un pezzo una discreta ricchezza, senza peraltro potersi sottrarre ad un lento ma inesorabile declino.Oratorio della santa croce la Crocifissione Sozzi Sabatini. Gli affreschi, fino a poco tempo fa conosciuti in due frammenti raffiguranti uno le Marie dolenti e uno gli anziani del Paese, fanno parte, come è stato portato alla luce da poco, di una grande crocifissione Palazzo Pretorio imponente edificio fu sede del Comune e del tribunale di Scarllino  durante il Medioevo. L’edificio figura già nel 1277, nei documenti con i quali il comune di Pisa acquista i diritti signorili già appartenuti ai Conti Alberti, come domus communis, con la propria curia. Il Casello idraulico del Puntone fu realizzato nel 1905 su progetto di Tommaso Lamberti, si presenta come una tipica costruzione che riflette l’eclettismo architettonico dei revival dei primi del Novecento. Interessante anche l’adiacente magazzino e la struttura del ponte a cateratte sul fiume Pecora. Dal 2009 ospita all’interno il. Il Museo del Portus Scabris che raccoglie i reperti emersi durante gli scavi subacquei effettuati in occasione della costruzione del porto turistico “Marina di Scarlino”

Terra rossa e la sua Pirite

località il Puntone

Lungo il litorale di Scarlino, all’inizio del sentiero panoramico che conduce alle bellissime Cala Martina e Cala Violina, sorge un luogo magico: Terra Rossa, un angolo di paradiso con una vista emozionante che dalle sue colonne di pietra e mattoni si perde fino all’Isola d’Elba. Qui, verso la fine dell’Ottocento fu rinvenuto un giacimento di pirite tra i più grandi in Europa, nelle colline a sud di Gavorrano. Questo minerale, basilare per l’industria chimica, era molto ricercato e quindi la neonata impresa dedita alla sua estrazione crebbe in poco tempo, con un importante afflusso di minatori e operai in Maremma. L’industria metallifera rappresentò una delle più grandi risorse del XX secolo per la popolazione locale di Terra Rossa e del circostante territorio delle Colline Metallifere. Era il 1909 quando fu creata una linea di trasporto per condurre la pirite verso la stazione ferroviaria di Scarlino Scalo. Il primo carico della teleferica partì due anni dopo. Divenendo Scarlino di lì a poco uno dei maggiori capolinea minerari d’Europa, il mezzo ferroviario non fu più sufficiente, fu opportuno ricorrere alle navi. Accadde così che il terminal minerario nella lingua di terra chiamata Terra Rossa svolse un ruolo cruciale, aprendo verso acque sufficientemente profonde che permettevano l’attracco a un pilone di cemento vicino alla riva.


PISA

Massimo Carmassi A Pisa: Il Restauro Del Teatro Verdi E “La Mattonaia”

Pisa, quartiere San Francesco: qui si collocano due tra le principali opere dell’architetto Massimo Carmassi. Nel pieno centro storico della città, in un contesto urbano fortemente stratificato, si trovano il Teatro Giuseppe Verdi, esempio paradigmatico di architettura teatrale ottocentesca, ed il complesso di San Michele in Borgo, che insiste sul retro dell’omonima chiesa, in luogo dell’antico chiostro distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.Nel proprio periodo di dirigenza dell’ufficio progetti del Comune di Pisa, Carmassi si dedica al recupero del retro di San Michele in Borgo: dopo numerose soluzioni progettuali sviluppate a partire dal 1974, nel 1986 viene avviato il cantiere. Seppur mai concluso, il complesso è oggi noto in tutto il mondo come caso paradigmatico di recupero urbano virtuoso. Pochi anni dopo, tra il 1986 ed il 1989, è la volta del restauro del Teatro Giuseppe Verdi, costruito ad opera dell’architetto Andrea Scala tra il 1865 e il 1867. L’intervento, che avviene sia all’interno che all’esterno, è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come un esempio riuscito di integrazione tra antico e nuovo.Stesso quartiere, due interventi sul tessuto preesistente con il medesimo intento di ricerca di equilibrio tra conservazione e reinterpretazione. Il restauro del Teatro Verdi, meticoloso intervento di adeguamento alle nuove normative ed esigenze degli standard di sicurezza e degli spazi di servizio, preserva le caratteristiche materiali e spaziali con tanta dedizione che si potrebbe compiere un lungo percorso all’interno del teatro senza trovare il minimo segno di intervento da parte dell’architetto. Carmassi, nella profonda convinzione che il valore del teatro ottocentesco risieda nell’autenticità dei materiali e nell’integrità degli spazi principali, raggiunge un elegante equilibrio tra conservazione pura e progettualità, utilizzando materiali leggeri quali acciaio e vetro. Dal canto suo, il complesso di San Michele in Borgo può essere considerato la massima espressione della ricerca di Massimo Carmassi sul tessuto urbano di Pisa e in particolar modo sulla tipologia della casa-torre: intrecciando un profondo dialogo con la storia della città, applica le più moderne teorie accademiche del restauro, curando i dettagli con un approccio artigianale.


AREZZO

Castiglion Fiorentino (Ar)
In occasione delle Giornate FAI di Autunno 2023, la Delegazione FAI di Arezzo e Provincia propone un percorso inedito a Castiglion Fiorentino, uno dei borghi più importanti della Valdichiana, esempio di gestione secolare virtuosa delle valli che lo circondano. Per analizzare la storia del territorio, i visitatori percorreranno un itinerario che comprenderà Piazza del Comune, Piazza della Collegiata, il Museo della Pieve di S. Giuliano, la Chiesa e parte dell’ex monastero di S. Chiara e infine Piazza S. Francesco. Tra le bellezze da ammirare, nell’anno in cui ricorrono i 500 anni dalla morte di Luca Signorelli, merita una menzione l’opera Compianto sul Cristo Morto, situata nella Cappella del Sacramento del Museo della Pieve di San Giuliano, databile ai primi anni del Cinquecento. Inoltre, in Piazza S. Francesco i partecipanti potranno visitare in esclusiva un appartamento di proprietà privata, una stanza dipinta con soggetti risorgimentali, unica nel suo genere a Castiglion Fiorentino. A guidare il pubblico nel percorso saranno delle guide d’eccezione: gli studenti dell’Istituto Superiore “Giovanni da Castiglione”, appositamente formati per il ruolo di “Apprendisti Ciceroni” dei beni storico-artistici e paesaggistici della città e della sua campagna. In aggiunta, domenica 15 ottobre alle ore 11 si svolgerà una camminata lungo il percorso degli antichi mulini e degli Ulivi/Val di Chio, a partire dalla Chiesa dei Cappuccini.


PISTOIA

LAMPORECCHIO (Pt)

Azienda Agricola la Dispensa

Un’agricoltura Più Sostenibile: Racconti Dal Frantoio-

Sulla via di Giugnano , che collega San Baronto con Lamporecchio e Larciano snodandosi fra le tipiche colline del Montalbano, si erge una grande colonica in pietra a tre piani che risale al 1700 e che un accurato restauro ha riportato all’ antica austera bellezza.
Immersa nell’ombra scura dei lecci e del verde argenteo degli ulivi domina la pianura sottostante dove ben si distingue in lontananza la villa Rospigliosi di Spicchio a cui era collegata da una strada vicinale che passava dalla chiesa di San Baronto.Un tempo appartenuta alla nobile famiglia dei conti Manni, che qui possedevano 47 poderi ed il castello di Carraia, é ora sede de ” La Dispensa” , di Stefano Spinelli, azienda agricola che, mutatis mutandis, continua a pieno titolo la tradizione toscana delle vill-fattoria.In un contesto agricolo di circa 19 ettari costituito da 3.000 piante di olivo, pascolo e bosco trovano un posto privilegiato la stalla e il frantoio.La stalla é stata ristrutturata tenendo in considerazione funzionalità e benessere animale ed ospita , al momento, circa 200 pecore di razza Assaf. Queste sono allevate per la produzione di latte seguendo una gestione che media modernità e tradizione. Il latte prodotto ( circa un l al giorno per capo ) viene trasformato in formaggio, ricotta e yogurt nel caseificio situato al piano campagna del casolare.
Il frantoio, tecnologicamente dotato per produrre olio biologico sia da oliva intera che denocciolata, é stato ricavato nel vecchio fienile.

PONTE BUGGIANESE (Pt)

Chiesa di Ponte Buggianese

Pietro Annigoni: Cartoni E Affreschi, Un Miracolo Inatteso

Giunti nel piccolo centro storico di Ponte Buggianese per la vecchia strada che proviene da Chiesina, dopo aver attraversato il ponte sulla Pescia, il portico della seicentesca pieve di San Michele Arcangelo accoglie l’odierno visitatore. Un tempo offriva riparo ai viandanti di quelle terre strappate al Padule di Fucecchio, ai pellegrini che si recavano a chieder grazie all’immagine ‘miracolosa’ della Madonna del Buonconsiglio, ancor oggi venerata sull’altare barocco situato nella cappella al termine della navata destra.Edificio costruito nei primi anni del 1500 dedicato a S. Giuseppe, in origine era un piccolo oratorio, ma con l’aumento della popolazione nel 1628 venne deciso di ristrutturarlo allargando la sua struttura e cambiando l’orientamento della facciata da mezzogiorno a ponente. Nella seconda metà dell’800 vennero effettuate anche altre modifiche. Nel 1643 venne concesso alla chiesa di Ponte Buggianese da parte del Vescovo di Pescia, Mons. Ricci, un Fonte Battesimale in pietra e marmo che attualmente si trova nel piccolo Museo parrocchiale vicino alla chiesa dato che venne spostato per far posto ad un affresco del Maestro Annigoni nel 1973.Nulla della facciata, dal sobrio linguaggio bicromo con colonne tuscaniche e frontone in pietra serena, lascia presagire dell’atmosfera interna: una volta entrati, la coinvolgente declamatoria di Pietro Annigoni (1910-1988) svela, come inatteso miracolo, le verità di fede attraverso il suo più completo ciclo di affreschi, eseguito fra il 1967 e il 1984. L’antefatto fu la rimozione, nel 1959, del vecchio organo dalla controfacciata della navata centrale: la parete, rimasta desolatamente vuota fece sorgere il desiderio di una decorazione a fresco; il dibattito in parrocchia sull’artista a cui affidarla si concluse nel 1967 a favore di Pietro Annigoni, pittore di fama mondiale ed ancorato ad una rigorosa figuratività, tanto da essere il ritrattista ufficiale della famiglia reale inglese In esclusiva per gli iscritti FAI sarà accessibile anche la sacrestia, generalmente non fruibile, in cui si potranno ammirare le sinopie preparatorie degli affreschi di Annigoni.

Giardino  privato Famiglia Tintori

Versi in Giardino

Il giardino di Paola si trova all’estremità meridionale della provincia di Pistoia dove la campagna toscana si distende verso il Padule di Fucecchio, un’area palustre di grande valore ambientale, storico e paesaggistico. Interamente pianeggiante il giardino si inserisce nel contesto di campi e coltivazioni che lo circondano e che rappresentano la tradizionale vocazione rurale di Ponte Buggianese.Questo giardino rappresenta per la proprietaria una naturale evoluzione delle profonde radici rurali  delle generazioni che fin dall’800 si sono succedute: una casa colonica nel cuore della campagna toscana circondata da campi. Paola, storica dell’arte con specializzazione in restauro di giardini storici, ha voluto rispettare questo luogo e la sua storia. Ha scelto infatti di innalzare l’apparente umiltà di alcune essenze arboree verso una bellezza volta, prima di tutto, a suscitare armonia. Lo ha realizzato recuperando varietà dimenticate, lasciando che quell’ambiente, ed i suoi trascorsi, le dettassero gli opportuni inserimenti ed accostamenti.Il giardino, situato in aperta campagna, è stato concepito come un prolungamento della abitazione, ove vere e proprie “stanze a cielo aperto” dilatano lo spazio vivibile. Varcando il cancello inizia un viaggio, una sinfonia di profumi e colori grazie alle essenze provenienti da vari angoli del mondo: dal Sud Africa Tulbaghia violacea, dal Sud America salvie ornamentali,  dall’estremo bacino mediterraneo Teucrium fructicans e Phlomis fruticosa oltre alle immancabili essenze di antica memoria quali rosmarino, mirto, alloro e melograno.La natura viene lasciata libera di esprimere la propria forza dando spazio a volumi e forme peculiari.
Il giardino si intreccia con l’orto grazie ai flessuosi rami della rosa ‘Sally Holmes’, una rosa moderna creata nello scorso secolo, associata ai profumi intensi delle aromatiche. In un piccolo angolo segreto sono raccolte erbacee primaverili; un luogo dove meditare e ammirare la natura poiché come sosteneva la famosa gardener Gertrude Jekyll, lo scopo di un giardino è «fornire gioia e ristoro alla mente».

SERRAVALLE PISTOIESE (PT)

Borgo Di Serravalle Pistoiese

Il Borgo di Serravalle rappresenta un luogo di confine tra la piana di Firenze-Prato-Pistoia e la Valdinievole, motivo per cui nei secoli la sua posizione strategica è stata fondamentale per il suo sviluppo e quello della città di Pistoia. L’area è caratterizzata da zone collinari che vedono tra i suoi confini anche alcuni borghi medioevali quali Castellina, Serravalle e Vinacciano.Il primo insediamento sulle colline era composto da due rocche, dette di S. Maria e della Nievole, rafforzate e fortificate dal Comune di Pistoia nel XII secolo per la sua posizione strategica. Il Castello ebbe un ruolo rilevante nelle contese tra Guelfi Bianchi e Neri fino a che nei primi anni del 1300 fu assediata e presa dai lucchesi, che edificarono la Rocca Nuova. Successivamente il Borgo fu conquistato dal condottiero ghibellino Castruccio Castracani e dal 1351 il castello passò sotto il dominio fiorentino. Del castrum si parla in un antico inventario dei beni del comune di Pistoia datato intorno al 1380. Sotto Cosimo I de’ Medici fu sede della podesteria e nel 1866 divenne comune del Regno d’Italia.Il Borgo di Serravalle Pistoiese conserva ancora mura e torri che parlano dei primi insediamenti sulla collina. La Torre Barbarossa, di cui è sconosciuta l’origine del nome, fu realizzata in pietra calcarea bianca in conci regolari su base quadrata fino a 42m di altezza; essa fa parte delle costruzioni erette nel 1107 dalla città di Pistoia sul versante est del colle in direzione e in vista di Pistoia. La Rocca Nuova o Rocca di Castruccio invece risale al 1300 durante le lotte tra i Comuni di Pistoia e Lucca. Le chiese del Borgo, dedicate a Santo Stefano e San Michele Arcangelo, con le loro facciate in alberese risalgono all’epoca romanica, sebbene presentino decorazioni di epoche successive.


SIENA

TORRITA DI SIENA (SI)
Il borgo medievale di Torrita di Siena
Immerso nelle campagne del sud della provincia di Siena, il borgo è ben riconoscibile per il suo giro medievale di mura, e mantiene al suo interno numerose testimonianze del suo passato nella piazza principale come nelle molte piccole chiese. Attestato per la prima volta nel 1037, dal XIII secolo il Comune passò sotto l’influenza di Siena, come baluardo strategico contro la vicina Montepulciano. Un tentativo di ribellione, guidato da Tacco dei Pecorari e dal figlio Ghino, il famoso brigante Ghino di Tacco di dantesca memoria, fu stroncato nel 1285, portando alla distruzione delle mura e degli edifici della città. Nel 1527 Siena inviò il suo architetto Baldassarre Peruzzi per ispezionare le fortificazioni ed elaborare una ristrutturazione delle difese della città in parte ancora oggi visibile. Racchiusa dalle sue mura, più volte ricostruite nel corso dei secoli, Torrita presenta un tessuto urbano particolarmente conservato. L’atmosfera del paese, in cui si nota la cura e l’attenzione degli abitanti, è senza tempo. Molte sono le emergenze architettoniche e artistiche presenti: dalla chiesa delle SS. Flora e Lucilla, alla Cappella della Madonna delle Nevi, al Teatro comunale degli Oscuri, alle belle porta a Gavina e porta a Pago. Per l’occasione, il Comune invita i visitatori a un inedito percorso all’interno di un rifugio della Seconda Guerra Mondiale, restaurato e destinato a diventare museo, e in un avveniristico orto verticale.


PRATO

Ospedale Misericordia E Dolce: Patrimonio Storico Artistico Dell’antico Spedale.

 In Collaborazione Con Regione Toscana

Il Vecchio Ospedale di Prato si trova nell’area sud-ovest delle Mura trecentesche cittadine fra il Bastione S. Giusto e Porta al Leone, stretto fra il convento di San Niccolò e Santa Caterina in S. Pierino.È un complesso immobiliare di origine medievale al quale negli Anni Settanta del secolo scorso, per la crescita della popolazione pratese fu aggiunto il “Nuovo Ospedale”, moderna struttura in cemento armato da più di 1000 posti letto collegata allo storico “Misericordia e Dolce”. É stato abbattuto nel 2013 per il sorgere del Nuovo Ospedale S. Stefano, che fa parte organica dei quattro nuovi ospedali toscani denominati H4.Questa demolizione ha permesso alla Città di non avere entro le Mura un ospedale incompatibile col SSN destinando l’area liberata a Parco Verde Urbano. Il Vecchio “Misericordia e Dolce” ha ripreso la sua fisionomia storica, oggi utilizzata per uffici amministrativi e servizi territoriali senza ricovero.le caratteristiche storiche particolari che Prato in Toscana presentava già metà del Duecento. 1) Con la costruzione del Castello svevo per volontà dell’Imperatore Federico II Hohenstaufen su iniziativa del figlio Federico d’Antiochia, Vicario imperiale a Firenze, la città assunse la denominazione precisa di “Terra di Prato”,  2) Questa “Terra di Prato” si trova nel Centro Italia sulla Cassia Clodia al crocevia anche fluviale di differenti percorsi di pellegrinaggio est-ovest collegati alla via Francigena, la diretttice nord-sud che incanalava verso Roma cospicue masse di migrazione religiosa. Per questo a Prato l’intenso transito dei pellegrini comportava l’inevitabile sosta di masse da da accogliere e curare. 3) La venerazione della Sacra Cintola di Maria, conservata in Duomo già dal 1173, oltre ad aumentare di più il traffico di gente, comportava voti e oblazioni di pellegrini e fedeli da tutta Europa cristiana. Con la Bolla del 1297 il Sacro Cingolo viene riconosciuto ufficialmente da Papa Caetani, Bonifacio VIII, che concesse l’indulgenza plenaria a chiunque avesse fatto omaggio e offerte alla reliquia.

ITS “Tullio Buzzi”

Nato nel 1886 come Regia Scuola per le Industrie Tessili e Tintorie, l’ITS “Tullio Buzzi” di Prato conserva ancora oggi nei laboratori macchine dell’epoca come un telaio o la carda per stracciare le stoffe, vecchie bilance e alambicchi per i colori delle tintorie. Intitolata nel 1927 al primo direttore nonché docente della scuola Tullio Buzzi, divenne una sede all’avanguardia per quantità e qualità di spazi e impianti, tali da permettere persino l’istallazione al proprio interno di un “Museo della Filatura Cardata”. L’edificio, in cemento armato e laterizi, si sviluppa per 12.000 mq in quattro corpi principali, ripartiti in vari nuclei, razionalmente organizzati secondo le diverse destinazioni: direzione e amministrazione, biblioteca, insegnamenti teorici e pratici, educazione fisica, centro analisi, settore igienico sanitario, area espositiva museale. Gli studenti qui imparano le moderne tecniche di tessitura, meccanica, chimica, automazione, energia e informatica con lo sguardo rivolto anche ai loro aspetti storici (accanto al banco nelle aule si può trovare anche il telaio ottocentesco). L’apertura straordinaria durante le Giornate FAI permetterà non solo di visitare spazi solitamente non accessibili, ma condurrà i visitatori in un percorso atto a mettere in luce gli aspetti storici e sociali dell’Istituto, così ben calato nel contesto cittadino e le ragioni del suo forte legame con il mondo dell’industria: la scuola è infatti nota per aver formato la gran parte dei tecnici e imprenditori di Prato che hanno determinato il boom del distretto tessile e che continuano tuttora, in periodi assai meno facili, a tenere il timone di tante aziende.

Palazzo Vaj – Monash University Prato Center

Tra i palazzi più prestigiosi della città, centro della vita commerciale, culturale e professionale, Palazzo Vaj sede dal 2001 è sede dell’unica sede europea dell’università australiana conosciuta come Monash University. Dimora gentilizia della famiglia Vaj dal XVIII secolo con giardino all’inglese (divenuto in tempi recenti un parcheggio e ora ripristinato ad area verde), è circondato da muri adornati da statue in pietra, tra le quali spiccano due leoni e una riproduzione del David di Michelangelo, tuttora conservate all’interno del Palazzo. L’edificio fu poi allargato con acquisizioni successive, tra cui l’Oratorio di San Giorgio (con pitture di Luigi Catani). Il piano nobile fu locato per decenni all’antica Società dei Misoduli – il più illustre circolo di Prato – e completamente rivisitato dall’architetto Gamberini nel 1953 con arredi di design. Il riordino funzionale del secondo piano ha permesso la nascita nel 2010 del “Palazzo delle Professioni”, aggregazione di otto ordini professionali operanti nel territorio pratese. Solitamente chiuso al pubblico, in occasione delle giornate del FAI si potrà visitare il piano nobile con il salone Grollo, la Sala Veneziana, la Sala Giochi, la Sala degli Specchi, oltre alla terrazza panoramica prospiciente via Garibaldi e via Pugliesi. Sarà inoltre aperto al pubblico il giardino rinascimentale, riportato al suo antico splendore dall’architetto paesaggista Paul Bangay grazie al contributo di Monash University e della stilista italo-australiana Carla Zampatti. Degno di nota fu il ritrovamento, nel 1967, di una serie di graffiti del 1400 raffiguranti favole e scene di vita cortese tipiche del periodo giocoso rinascimentale, ora custoditi all’interno del museo di pittura murale nel complesso del Convento di San Domenico.


LUCCA

LUCCA (LU)

Gipsoteca Passaglia 
Conservata dal 1861 nell’ex Istituto d’Arte del centro storico di Lucca, oggi Liceo Artistico Musicale Passaglia, la Gipsoteca Passaglia nacque nel 1806 per volere di Elisa Bonaparte. Ospita più di 500 gessi tra gruppi, statue, bassorilievi, ornati, anatomie e dettagli di vario genere documentati da un archivio storico, parte integrante del bene. Da sempre la storia della gipsoteca si intreccia con quella della scuola d’arte: l’inizio della raccolta risale al 1640, anno di fondazione della Scuola di Disegno e Pittura di Pietro Paolini. Nel Settecento la scuola divenne Accademia Lucchese di pittura e disegno poi Istituto d’Arte dopo l’Unità d’Italia. Dal 1999 è stato avviato un processo di risistemazione, restauro e promozione della Gipsoteca sotto la guida della Soprintendenza e nel 2003 venne allestita la Sala “Matteo Civitali”. La maggior parte dei calchi conservati nella gipsoteca sono tratti da opere classiche e rinascimentali. Poche le riproduzioni di ambito medievale. Per finalità didattiche e di prestigio al primo nucleo seicentesco si sono aggiunti altri gessi nel corso dei secoli, tutti realizzati dai migliori formatori locali e nazionali. Dal 1745 al 1807 la collezione è incrementata dalla raccolta dell’antiquario Cristoforo Martini costituita da 175 pezzi molti dei quali tratti direttamente dagli originali e dal rilevante numero di gessi fatti arrivare da Parigi da Elisa Bonaparte Baciocchi, tra cui il Gruppo del Laocoonte. Verso la metà del XIX secolo la gipsoteca si è arricchita di opere del primo rinascimento lucchese. Tra i calchi esposti si ricorda la copia del sarcofago di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia e il modello di un battente di una delle porte bronzee della facciata della Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, opera di Augusto Passaglia (1837 – 1918). In occasione delle Giornate FAI, un’esibizione musicale e una dimostrazione tecnica della formatura arricchiranno la visita.

BORGO A MOZZANO

Il paese di Rocca nel comune di Borgo a Mozzano, sorge a 320 m. s. l. m., sulla sponda destra del fiume Serchio, nell’omonima Valle, a pochi km dal capoluogo Borgo a Mozzano e sulla antica via Clodia, oggi via Matildica e del Volto Santo. Il paese di Rocca si richiama all’antica Rocca dei Suffredinghi, ancora presente in alcuni resti, e costituisce fin dall’antichità un luogo di passaggio importante lungo la direttiva di origine Romana che, da Lucca, conduceva a Luni. La posizione dominante e panoramica ne fece un luogo strategico di grande rilievoIl  Castello “de Mozano” risale al 1027, feudo dei Suffredinghi, signori di Anchiano e della Rocca, oltre ai castelli in Garfagnana. La Rocca citata per la prima volta alla fine del XII secolo cui Castellani schierartisi ora con Pisa o Lucca che nel 1227 espugnò prima il castello di Anchiano e poi di Rocca chiamata “La Cacciata dei Soffredinghi”. La struttura perse di importanza e cadde in rovina; il torrione resistette qualche secolo dopo la “cacciata” fino al crollo definitivo;Oggi si osservano i resti del torrione ai piedi della cinta muraria del XII secolo. La chiesa è dedicata a Santa Maria Assunta è del 1122 e  ha al suo interno un reperto raro e prezioso: una copia autenticata della Sacra Sindone del 1635.L’abitato attuale conserva le caratteristiche del borgo medievale posto ai piedi della fortificazione a presidio della valle e della viabilità. Il nucleo abitativo mantiene il suo aspetto di impianto medievale, con case in pietra grezza e tipici lastricati; alla sua sommità, lo sperone roccioso con i resti della Rocca e l’adiacente chiesa dedicata a Santa Maria Assunta, sorta semplicissima in stile romanico, fu ampliata con due piccole navate laterali e poi rimaneggiata nei secoli successivi.

Castello Di Nozzano

sorge a pochi chilometri dalle Mura di Lucca, alla sommità di un rilievo basso con una formazione geologica unica nella zona: la collina ebbe origine dalla spinta di materiale magmatico roccioso, come è possibile osservare lungo il perimetro della Rocca alla sommità della collina. Il luogo è considerato di grande rilevanza già dai Romani, che qui costruirono un avamposto militare; etimologicamente il nome “Nozzano” risale a “Noctianus”, un proprietario terriero del luogo.Il Castello di Nozzano sorge su un rilievo che fin dall’antichità romana è stato scelto come avamposto militare e che, nei secoli, ha subito sostanziali trasformazioni. L’antico borgo sorse intorno all’anno Mille presso la Rocca, che all’epoca era un “ricetto” recintato con una palizzata di legno, al cui centro era collocata una torre di osservazione, anch’essa di legno. Nel 1200 la rivalità tra Lucca e Pisa si inasprì, il condottiero Castruccio Castracani decise di rafforzare la postazione, sostituendo la costruzione in legno con quella in pietra, che fu distrutta più volte e ricostruita infine dalla famiglia Guinigi.Il Castello fu molto amato dalla Grancontessa Matilde di Canossa, che si fece costruire una dimora al suo interno.Il Castello presenta due sistemi difensivi, posti su due livelli: una cinta muraria eretta lungo le pendici del colle, che racchiudeva e difendeva tutto il borgo e contemplava al suo interno un pozzo per l’approvvigionamento della comunità, scavato interamente nella pietra e profondo circa 70 m; il secondo livello era rappresentata dal “Cassero” o “Castello”, dotato di due torri. La torre più alta, “mastio” o “maschio” fornita di “caditoi” fori dai quali si lasciavano cadere pietre sul nemico in caso di assedio; la seconda torre detta “femmina” rappresentava un accesso secondario e protettivo ai camminamenti sopraelevati del Castello. Le abitazioni locate intorno al Cassero risalgono per la maggior parte al 1300.

PIETRASANTA (LU)

Museo Dei Bozzetti

Il Museo dei Bozzetti e il Chiostro di Sant’Agostino si ergono nel cuore dell’affascinante borgo di Pietrasanta, all’interno di un antico complesso monastico. Questo gioiello culturale sorge ai piedi delle pittoresche Alpi Apuane, abbracciando la bellezza naturale della zona. Il complesso monastico, originariamente costruito nel XV secolo, ha subito una trasformazione notevole per diventare il luogo d’arte e cultura che è oggi. Il Museo dei Bozzetti “Pierluigi Gherardi” nasce nel 1984 ed è situato all’interno del complesso di Sant’AgostinoIl museo è ospitato nel cinquecentesco complesso monumentale di Sant’Agostino e offre una panoramica della scultura che va dal Novecento al periodo contemporaneo con opere di artisti come André Bloc, Fernando Botero, Antonio Bozzano, Jean Michel Folon, Gigi Guadagnucci, Igor Mitoraj, Giuliano Vangi e Gio’ Pomodoro.L’edificazione del complesso di Sant’Agostino ebbe principio intorno alla metà del XIV secolo per opera dei padri agostiniani che allora risiedevano in un piccolo romitorio stanziato nei pressi di Valdicastello.Nel 1357 si ha menzione della chiesa da parte del vescovo di Lucca; tuttavia, la consacrazione ufficiale avvenne nel 1434Il complesso monumentale è costituito dalla chiesa, il convento, nel cui loggiato si trovano le 28 lunette impreziosite da affreschi, realizzati nel XVII secolo dal pittore senese Astolfo Petrazzi, rappresentanti episodi della vita di S. Agostino, e infine dal campanile. La vicenda edilizia del complesso è stata lunga, in particolare la sala del refettorio fu completata nella seconda metà del ‘500; gli affreschi del chiostro furono eseguiti nel ‘600 ed il campanile nel ‘700. La chiesa si presenta con una facciata a capanna in marmo bianco di Carrara, scandita da lesene ed archi ciechi. Vi è un unico portale di ingresso, sormontato da un architrave con lunetta. La loggetta superiore, con archetti trilobati di sapore tardogotico, è stata realizzata dalla famiglia dei Riccomanni nel 1431. L’interno, semplice e austero, ha una navata unica, su tre livelli, con copertura a capriate; sulle pareti laterali, scandite dagli altari cinquecenteschi, affiorano le tracce di decorazioni medievali ad affresco; opera questa, forse, del pittore Giovanni del Buondì.

MASSA

Rifugio antiaereo della Martana         
Strutture adibite alla protezione della popolazione civile e del personale militare da bombardamenti aerei nemici, in Italia i rifugi antiaerei si sono sviluppati principalmente durante la seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti strategici sulle città avvenivano quotidianamente. Vennero creati maggiormente nei sotterranei dei palazzi ed erano indicati all’esterno da una R. Il Rifugio antiaereo della Martana, situato nel centro storico della città di Massa, è il più grande ricovero antiaereo costruito nella provincia, capace di ospitare migliaia di persone. Venne realizzato in circa un anno di lavoro tra il 1942 e il 1943 da minatori veneti provenienti da Belluno. Dopo l’ordine di sfollamento della città emanato a settembre 1944 dal comando militare tedesco, il rifugio fu occupato dalle truppe naziste che vi installarono cucine da campo, acquartierandovi i propri soldati impegnati nel presidio della Linea Gotica. Dopo la fine della guerra il rifugio rimase chiuso per sessant’anni per essere recuperato solo nel 2006. Ripercorrere le fredde e spettrali gallerie del Rifugio Antiaereo della Martana è un’opportunità unica per comprendere lo stato d’animo in cui viveva la popolazione durante gli allarmi aerei; le fotografie e le video interviste proiettati all’inizio della visita raccontano l’esperienza della guerra da chi veramente l’ha sperimentata sulla propria pelle.


MASSA CARRARA

CARRARA
Accademia di Belle Arti
Fondata ufficialmente il 26 settembre 1769 su volontà di Maria Teresa Cybo, duchessa di Massa e principessa di Carrara, l’Accademia venne creata con lo scopo di promuovere lo sviluppo delle arti, sostenendo al contempo l’industria e il commercio del marmo. Dal 1861, con l’Unità d’Italia, fu dotata di un regolamento ministeriale che ne stabiliva l’ordinamento e ne disciplinava le attività didattiche. Da allora vi transitarono generazioni di studenti, molti dei quali apprezzati a livello internazionale come Carlo Finelli, Pietro Fontana, Pietro Tenerani, Bernardo Raggi, Giovanni Tacca, Luigi Bienaimé, Benedetto Cacciatori, Carlo Chelli e altri ancora. Nel 1923 un regio decreto rifondò l’attuale Accademia con la sola Scuola di Scultura, mentre nel 1969 si aggiunse la Scuola di Pittura, nel 1978 quella di Scenografia e infine nel 1991 quella di Decorazione. In queste due Giornate d’Autunno l’Accademia offrirà al visitatore l’opportunità di ripercorrere le vicende della città di Carrara e delle famiglie che la governarono in un lungo arco di tempo tra il XII e il XIX. Attratti dalla necessità di disporre del marmo più pregiato presente nel territorio apuano, scultori insigni come Antonio Canova fecero dono all’Accademia di “calchi” e “gessi”, permettendo all’Istituto di dotarsi di una gipsoteca, a oggi tra le più rifornite a livello nazionale e internazionale, di una pinacoteca e di un teatro anatomico. Inoltre l’Accademia si è dotata nel tempo anche di una notevole collezione archeologica costituita da resti provenienti dagli scavi dell’antica città di Luni e dai ritrovamenti delle antiche cave romane del territorio, ancora oggi visionabili all’interno del cortile dell’edificio principale.