Avere 20 anni, Spina firma “Il mio posto migliore”

Disorientamento, futuro ed incertezze, c’è il racconto di una generazione finita nel mezzo tra la rigidità estrema degli anni andati, e l’apparente (molto apparente) tutto è possibile di quelli che sono e saranno.

Tempo di fake, di prodotti in serie a basso costo, di modelli fotocopia. Come sopravvivere? Non c’è la risposta ne “Il mio posto migliore”, esordio discografico per Spina, ma c’è sicuramente una fotografia su come questa generazione in particolare cerca di non farsi schiacciare dal presente, attraverso le proprie passioni, provando a riportare l’unicità, il valore autentico, sul gradino che merita. 

Non senza cicatrici, la dice lunga la gestazione dell’album che coincide con il limbo del covid. Le scuse ad una madre, le insidie dell’amore a 20anni, la voglia di spaccare che controbilancia gli ostacoli del percorso; l’uomo di domani avrà saputo superare il sentirsi inadeguato? avrà trovato il proprio posto nel mondo? Le risposte le consegnamo al tempo; il disco-manifesto di Spina finisce tra i nostri consigli per l’ascolto.

Firmano la produzione artistica Claudio Domestico (Gnut) e Stefano Piro