Umano o non umano? È questo il dilemma.
Accade un sabato sera, all’entrata di un cinema. Indecisi su cosa guardare chiediamo consiglio alla biglietteria. La ragazza gentilmente ci spiega il parere della critica di un film e ci consegna un volantino su cui leggere la trama. Allarmato da non si sa quale preoccupazione, si avvicina un signore, sui sessant’anni, che si presume essere il responsabile. Ci dice in tono sbrigativo “avete il telefono, aprite e cercate”. Stupita da tale affermazione gli spiego come noi preferiamo le interazioni umane, piuttosto che seguire quella tendenza che ci sta portando sempre di più alle casse automatiche al posto di quelle con i commessi.
“Avete il telefono, aprite e cercate”. Questa frase continua a risuonarmi nella mente, non tanto per il tono maleducato usato, che si può giustificare con la stanchezza o una giornata storta. Piuttosto perchè mi ha di nuovo messo davanti alla realtà, davanti a questa forza che ci spinge sempre di più a ridurre al minimo i dialoghi, le interazioni tra esseri umani. Sembra quasi che ci diano fastidio, che siano il male da evitare… “Ordiniamo le pizze?” “Si, chiama tu” “No, tu”.
Eppure ce le ricordiamo tutti le infinite polemiche insorte sotto le fotografie di gruppi di nativi digitali intorno ad un tavolo a guardare ognuno il proprio cellulare. Dalle offese ai genitori che non erano stati in grado di educarli, allarmismi sul mondo che potrebbe crollare, disgusto generale, fino agli auto-elogi di superiorità non certificata.
L’essere o non essere di Shakespeare diventa oggi non più solo una riflessione sulla vita e sulla morte, ma piuttosto una scelta tra sopravvivenza o sopraffazione dalla macchina. Tra l’essere umano o la sua brutta copia meccanica. Diventa l’interrogativo di una scelta ancora più basica che il “dopo la vita”. Diventa il dilemma della quotidianità… uomo o non uomo?
Se era vero il “cogito, ergo sum” di Cartesio (penso, dunque esisto, sono) ma non riesco ad esprimere il mio pensiero e a condividerlo con gli altri, posso continuare a dire di esistere? Lo schermo e il suo click sostituiscono davvero “l’altro”, il vicino, la persona?
Diciamo sempre che le macchine non potranno mai sopraffarci, perchè l’essere umano è di più. È vero.
Ma siamo sicuri di crederci veramente?
