The Darkness, rock ‘n’ roll show a Pistoia
È il 2003, sei in piena adolescenza, la chitarra è parcheggiata proprio lì dove l’avevi lasciata; la rotazione Mtv è un tripudio al pop. Justin Timberlake è in scalata, Beyoncé e Jay Z non sono ancora coppia ufficiale ma qualcosa si è già mosso Crazy in love, in Italia le voci da squarciagola al karaoke dominano la scena, o almeno ci provano se smettono di trasmettere Obsession.
Poi le nuvole, un’astronave, il riff che ti conquista. Loro sono un po’ freak, non hai ancora idea di cosa sia il glam ma è tutto sotto i tuoi occhi quando I believe in a thing called love va in play. Ed il fenomeno The Darkness è esploso.
Ti ritrovi adolescente quando Justin Hawkins e band contribuiscono ad accendere il cuore rock di Pistoia. Il palco è quello del Pistoia Blues Festival, duemila dall’altra parte dello stage, numero giusto per azzardare il live in transenna.
Quando i The Darkness entrano in scena non ci sono i lustrini che ti aspettavi, look abbottonato e quasi quasi ci avevi creduto. Due pezzi e via tutto. Pelle nuda e tatuaggi sono il dress code di serata.
Un live rock, con la semplicità degli ingredienti che rendono grande lo show. Chitarre urlanti, virtuosismi, il farsetto che è marchio di fabbrica, la gola da salutare se almeno un paio di volte ci provi, che siano incursioni in Dreams on Toast, ultimo album, o che si viaggi indietro nel tempo per urlare i brani che ce li hanno fatti amare.
Mettici un pizzico di pogo, un gruppo di sconosciuti pronti a condividere il momento, gli smartphone messi via, almeno per un momento che così è più bello. Li osservi, ti lasci incantare, ti ricordi perché ti erano piaciuti, perchè ti piacciono ancora così tanto.
Rientri, la casa non è quella di prima, la chitarra sì. La guardi. Magari è il momento di togliere la polvere.
