Templari a Firenze, storia di un culto oscuro

Almeno una volta nella vita vi sete appassionati ai templari. Siete rimasti affascinati, e avete, almeno in parte, contribuito ad un processo di mistificazione.

 

Questo spunto potrebbe essere interessante per cercare di capire come certi episodi della storia diventino miti o leggende.

Il popolo ha fame? Dategli le brioches“, disse Maria Antonietta d’Asburgo Lorena. Con una semplice frase, figlia della mistificazione di un ancien regime, si è descritto uno scenario; e all’improvviso sembra d’esser nella folla, a urlare ‘mort  au roi‘, sotto le finestre egregiamente intarsiate da qualche artigiano di Neully sur seine.

 

Ma lasciamo queste fanfare semiotiche a chi di dovere e mettiamoci gli occhiali dell’approfondimento storico. I templari a Firenze ci sono stati e, detto tra noi, non se la sono passata bene.

“Per ultimo, non ultimo, li polverizzerà”

G.L. Ferretti – Polvere – 

 

Solo scrivendo la parola ‘templari’ mi tremano gli indici che uso per battere sui tasti.

I Cavalieri Templari sono  nati nel 1096 tra le polveri del campo di battaglia di Gerusalemme. Precisamente, durante la prima guerra santa, quando le vie della terra promessa erano solcate dai pellegrini europei e dai predoni, invasi in precedenza dai romani, in cerca di rivalse sugli invasori.

Spargimenti di sangue, violenza, crudeltà in una lotta eterna di religione, probabilmente alimentata anche dall’abbaglio di un tesoro inestimabile racchiuso nel tempio di Gerusalemme.

Nei primi 100 anni di esistenza furono più una milizia che un ordine, dopo costituirono gli ordini  di San Giovanni dell’Ospedale, di Santa Maria di Gerusalemme o dei teutonici e quello del Tempio, che, secondo teorie non da tutti accettate, risalirebbe agli anni 1118-1120.

Per 300 anni sono stati una forza militare, economica e politica che dalla Terra Santa ha portato in Europa il proprio bacino. La loro forza era nella disciplina militare e nella sfrenata ricchezza di cui disponevano. Tra Francia e Inghilterra hanno seminato un impero finanziario, all’alba del 1300.

 

Il loro potere attirò le attenzioni, le ire e la rabbia di due persone molto potenti all’epoca : Filippo IV il Bello e Papa Clemente V.

La fine dell’ordine dei Cavalieri Templari fu sancita dal volere dei due sopra che, interessati al loro potere economico, attuarono una campagna di persecuzione.

I Cavalieri Templari furono perseguitati e torturati, con l’accusa di eresia, blasfemia e di adorare un culto demoniaco.

Il Bafometto a Firenze

Non furono pochi i rapporti tra Firenze, città da sempre legata con il mondo dell’occulto, e i Templari. Dante si è espresso più volte, anche nel Purgatorio, contro la persecuzione dei templari.

Il babbo di Boccaccio era a Parigi a guardare il corpo di Jacques de Molay morire bruciato, sull’Ile Saint Louis.

Scappate Templari

A Firenze i templari erano molto attivi e grande fu la persecuzione nei loro confronti .

Il tribunale contro di loro fu allestito nella chiesa di Sant’Egidio, situata nell’Ospedale Santa Maria Nuova. 

 

Il 14 settembre 1312 si svolse il processo contro i templari. Come gli altri in tutta Europa, i cavalieri confessarono qualcosa di inquietante:

 

L’Adorazione del Bafometto

La devozione ad un idolo, una testa barbuta con un corno. Una vera e propria setta religiosa con dei propri rituali iniziatici. Questi sono gli elementi che i cavalieri templari ammettono, sotto tortura, di perseguire.

 

In uno slancio di dolore, qualche Cavaliere arrivò a dire che nei loro rituali a Firenze si fosse palesato lo spirito.

 

Tuttavia, nessun Cavaliere Templare è stato ucciso, a differenza dei loro confratelli francesi. E le ombre sul loro destino si sono alzate sul loro mito.

Ma una prova, offuscata dal mistero, esiste a testimoniare il loro fato.

 

Un affresco scava oltre la storia della critica della grande Patria Artistica fiorentina, per celare un fitto mistero.

Si tratta della ‘Cacciata del Duca d’Atene’ dell’Orcagna.

Dipinto tra il 1343 e il 1349, attualmente conservato in Palazzo Vecchio, proviene direttamente dalle carceri delle Stinche. Esattamente quelle in cui furono imprigionati i Templari.

 

L‘interpretazione canonica vuole che il dipinto ritragga una scena ben precisa:

Il 26 luglio 1343, giorno di sant’Anna, i fiorentini cacciarono dalla città il dispotico Duca d’Atene Gualtieri VI di Brienne. Nell’occasione fu assaltato il carcere delle Stinche, quello dei detenuti politici, e liberati tutti gli oppositori al regime che il duca aveva fatto incarcerare. Per ricordare l’evento fu commissionato all’Orcagna un affresco celebrativo degli eventi. Con la dismissione e la distruzione parziale del carcere, dopo il 1833, l’affresco fu inglobato in un nuovo tabernacolo e solo nel 1964 l’avvocato Castellani, proprietario e impresario del teatro, lo fece staccare e restaurare prima di donarlo al comune di Firenze (in quanto vi era rappresentata una delle più antiche vedute di palazzo Vecchio), che lo musealizzò nelle raccolte cittadine. Si trattò, col senno di poi, di un fatto provvidenziale che salvò il dipinto dalle acque dell’alluvione del 1966.

 

Un’interpretazione diversa, ben più oscura:

Una nuova lettura darebbe un’altra interpretazione, quella della distruzione dell’Ordine del Tempio voluta nel 1307 dal re francese Filippo il Bello: quindi la donna con l’aureola sarebbe la Nostra Signora, protettrice dei Templari, e la persona che fugge avrebbe in mano una immagine del Bafometto.

 

Tra l’altro, un’interpretazione differente vorrebbe che il  dipinto raffigurasse il Duca di Atene intento a portare via da Firenze la Sacra Sindone, su questo indagheremo.

 

La storia dei Templari a Firenze è molto intrigante, abbiamo cercato di ricostruire fatti di cui non esiste documentazione storica originaria dell’epoca ma solo fonti tramandate; l’adorazione del Bafometto è semplicemente un’interpretazione colirita, probabilmente delle parole pronunciate dopo ore di torture da parte dei templari.

 

Se sapete qualcosa a riguardo scriveteci a redazione@firenzefuori.it

 

Gilberto Bertini