“Teen Idol?”, Le “due vite” di Luchè
Sanremo ha potenzialmente aperto le orecchie ad un pubblico nuovo, insolito; ma la carriera si pesa ben oltre; bastasse solo guardare alle collaborazioni de “Il mio lato peggiore”, ultimo lavoro discografico di Luchè, sintesi di parte dell’Olimpo della scena rap italiana.
Figlio delle spallate degli anni ‘90, quelli di un movimento di outsiders in cerca di legittimazione, con la firma dei Co’Sang a scandire una parte importante di questa storia che ci proietta fino al primo decennio del nuovo millennio.
Da Napoli a Milano, via l’etichetta del napoletano-rapper per forza, succede qualcosa e te ne accorgi quando Luchè sale sul palco del Mandela Forum di Firenze.
In sintesi. 40+ sulla carta d’identità, la gavetta lunga, il rap alla riscossa, una fila di genitori ad attendere i propri figli all’esterno del palazzetto. C’è un elemento quantomeno insolito nella narrazione, nella storia di chi è maturato negli anni dell’emancipazione del rap, ancora oggi un punto di riferimento per quella generazione cresciuta a walkman e musicassette.
“Due vite”. Qui si è riusciti ad andare oltre, facendo breccia in un pubblico che in quegli anni avremmo rintracciato in tutt’altro tipo di live. Generazione di instagram sotto palco. Come ci è riuscito? Anche qui bisogna forse tornare indietro di qualche anno, con il covid all’orizzonte, con la consacrazione di “Potere”, per valori forse molto vicino a quei ragazzi che si sarebbe visti presto chiudere le porte in faccia, e questa volta non in maniera figurata.
Teen idol? Si è fatto strada in un decennio a suon di hit, agguantando lo “spauracchio” mainstream (che no, non è il peccato originale. Se il pubblico cresce va bene) abbattendo il muro generazionale.. Restano salde le radici firmate “Co’ sang” e quella diventa una storia da raccontare; quale occasione migliore del live. Raccontare, a chi? A qualcuno che, molto probabilmente, a quei tempi, manco era nato.
