Rivendica, Emancipa, scintilla, Un secolo da raccontare al Museo della Moda

40 abiti simbolo della più elevata sartorialità mondiale dialogano con le opere dei grandi maestri della Pittura del Novecento. Succede a Palazzo Pitti dove a un anno esatto dalla riapertura totale della Galleria si arriva al nuovo allestimento del Museo della Moda.

Un nuovo capitolo da sogno della storia del costume, un percorso sempre da rinnovare anche grazie alla collezione di 15mila capi storici ed accessori, dal Settecento ad oggi, custoditi e pronti a riemergere di volta in volta per offrirsi al pubblico. Esotismo, sete pregiate, motivi decorativi che ci portano dalla Cina al Giappone, poi dritti verso l’India, ricordandoci come l’orientalismo si intrecciasse con il desiderio di emancipazione e sperimentazione tipico delle flapper, giovani donne dell’epoca che rompevano con la tradizione.

Poi ancora con la moda tra le due Guerre: dalla cultura decò al glamour cinematografico degli anni 30. Tra gli abiti del post-bellico ne apprezziamo uno appartenuto ad Ingrid Bergman. Gli anni Sessanta e Settanta, il colore e l’estetica futuristica, ci introducono nel percorso che porta alla rivoluzione giovanile, alla visione architettonica e scultorea dell’abito che rese Roberto Capucci uno dei protagonisti audaci e innovativi della Moda in Italia. Finale ‘esplosivo’ con Enrico Coveri, che a partire dagli anni Ottanta fece delle paillettes il simbolo del suo stile scintillante, ironico e anticonformista.