“Per un finale diverso”, Ambra Angiolini interpreta “Lo stupro” di Franca Rame
Il palazzo della Questura, la sua insegna, una donna osserva e sceglie la rinuncia. “Denuncerò domani”. è l’atto conclusivo de “Lo stupro”, monologo di Franca Rame ispirato ad una storia personale, a quel 9 marzo 1973 quando la donna fu rapita e violentata da cinque uomini.
Non è una questione di coraggio; in quella “scena finale” si cela tutta la sfiducia verso la società che fa da scenario al racconto, all’umiliazione attesa oltre la porta.
Al Teatro Era di Pontedera gli 8 minuti e poco più del racconto che torna prepotentemente sulle scene guidato dalla voce di Ambra Angiolini, artista profondamente legata a “Franca e Dario”, il che attribuisce carica emotiva ancor maggiore ad un racconto che è di per sè pugno allo stomaco per tutta una serie di ragioni.
Una sedia vuota domina la scena, sintetizzando nella semplicità dello strumento la carica violenta del racconto, in prima persona, senza filtro alcuno, volontà precisa di dare un volto alla violenza, ben oltre il materiale dolore fisico.
La rabbia, l’incertezza, il dolore delle percosse, il senso di congelamento all’atto violento che si concretizza. La sopraffazione, l’umiliazione che prosegue anche oltre il rapimento, al pensiero dei mezzi sorrisi che avrebbero “risposto” alla sua richiesta di aiuto.
Storie vere, storie che offrono alla riflessione materia da elaborare quando quella sedia, purtroppo, ancora oggi non si può dire spettro del passato. Una sedia che diventa simbolo di com’è andata, ma che può, e deve, farci sperare in un finale diverso.
