Motta, Nolde, il MenGo. Anche gli outsiders vincono

Generazioni a confronto, promesse della musica di casa nostra che si incontrano ed hai l’impressione che il cerchio sia proprio lì di fronte ai tuoi occhi. Una targa Tenco alla miglior canzone appena conquistata per Emma Nolde, adolescente quando, a proposito di promesse, Motta si presentava al pubblico con “La fine dei vent’anni”, disco d’esordio che torna oggi sul palco senza nostalgia, per guardare chi eravamo, per capire cosa siamo diventati.

Generazioni differenti. Motta, Emma Nolde, quel gruppo di ragazzi che ad inizio del nuovo millennio decise di trovare un luogo per dire la propria. Voci isolate poi diventate coro, quel posto oggi si chiama MenGo. E se entra tra i principali Festival toscani, e non solo, non è sicuramente merito del caso.

Promesse, astri nascenti di ieri e di oggi, la linea comune è nel confronto costante con i dinosauri del proprio tempo, così come nella scelta della posizione di campo. Non tutto è merce, anche quando il mercato non lo puoi ignorare, non è tutta questione di download, di sold out a tutti i costi, non è per forza voglio tutto e subito.

Outsiders del proprio tempo, sono quelli che hanno creduto nella possibilità di moltiplicare la voce, anche quando la platea era rivolta altrove, incantata da tormentoni e lustrini, dalle ugole blasonate, dalla fabbrica di modelli uguali e ripetibili.

Ma succede che ogni tanto, tra quella folla distratta, qualcuno sceglie di cambiare prospettiva. E lì rivedi Il confronto senza tempo tra Davide e Golia, il mito che si fa storia, sovvertendo ogni regola, scalfendo il muro a suon di picconate. E quando accade la soddisfazione è doppia. Anche gli outsiders vincono.