L’Odissea di Nolan, il nuovo kolossal tra mito e contemporaneità

Dopo il successo di Oppenheimer, Christopher Nolan torna dietro la macchina da presa scegliendo di confrontarsi con uno dei racconti più importanti della storia della letteratura: L’Odissea di Omero. Già il solo titolo porta con sé aspettative enormi, quelle riservate ai grandi kolossal destinati a lasciare il segno. E Nolan, fedele alla sua idea di cinema, decide fin da subito di alzare ulteriormente l’asticella.

Per restituire tutta la grandiosità del viaggio di Ulisse, il regista sceglie infatti di girare il film in location reali, limitando il più possibile l’utilizzo del green screen e della CGI, così da trasmettere una sensazione di maggiore autenticità e concretezza. Una filosofia produttiva che trova il suo apice nella decisione di realizzare l’intera pellicola utilizzando cineprese IMAX in formato 70 mm, sfruttando ogni fotogramma per esaltare la spettacolarità del racconto.

A completare il progetto c’è un cast di altissimo livello. Matt Damon veste i panni di Ulisse, affiancato da Tom Holland nel ruolo di Telemaco, Anne Hathaway in quello di Penelope, Zendaya interpreta Atena, Charlize Theron è Calipso, Lupita Nyong’o interpreta Elena e Clitennestra, Benny Safdie dà volto ad Agamennone e Robert Pattinson interpreta Antinoo, uno dei principali antagonisti della storia. Un insieme di interpreti che conferisce ulteriore prestigio a una produzione già imponente sotto ogni punto di vista.

Se dal punto di vista tecnico Nolan porta avanti la sua continua ricerca della perfezione cinematografica, sul piano narrativo prova invece a riprendere una struttura già sperimentata con Oppenheimer. Nel film dedicato allo scienziato americano, il cuore della vicenda era rappresentato dalla bomba atomica: inizialmente vista come una conquista scientifica capace di cambiare il mondo, per poi trasformarsi progressivamente nell’emblema della distruzione e delle conseguenze incontrollabili delle azioni dell’uomo.

In Odissea il medesimo meccanismo viene applicato al Cavallo di Troia, l’idea geniale concepita da Ulisse per porre fine alla guerra. Quella che inizialmente appare come l’intuizione decisiva per ottenere la vittoria diventa però il punto di non ritorno dell’intera vicenda. Nolan sintetizza perfettamente questo concetto attraverso una frase destinata a rimanere nei libri di storia del cinema:

“Bruciare le mura di Troia ha significato bruciare il mondo intero.”

È probabilmente questa la vera chiave di lettura del film. Non si tratta soltanto della caduta di una città, ma del momento in cui una scelta, per quanto ritenuta necessaria, scatena conseguenze impossibili da controllare. Un messaggio che il regista rende volutamente universale e facilmente riconducibile anche al presente, ricordandoci quanto ogni decisione possa cambiare il destino di interi popoli.

Questa visione si riflette anche nella costruzione della sceneggiatura, divisa in due anime ben distinte. La prima parte procede con un ritmo molto dilatato, a tratti persino eccessivamente lento, prendendosi tutto il tempo necessario per costruire personaggi, relazioni e soprattutto la personale interpretazione dell’opera di Omero da parte di Nolan. Una scelta che può mettere alla prova la pazienza dello spettatore, ma che trova piena giustificazione nella seconda metà del film.

Da quel momento il ritmo cambia completamente. La narrazione accelera, gli eventi si susseguono con maggiore intensità e il regista concentra tutta l’attenzione sulle conseguenze delle scelte compiute dai protagonisti. Il viaggio di Ulisse smette così di essere soltanto un’avventura e diventa il racconto del peso delle responsabilità, della colpa e del prezzo che ogni vittoria può richiedere.

Anche il comparto attoriale si dimostra uno dei maggiori punti di forza del film. È davvero difficile trovare un’interpretazione che non convinca: dall’Ulisse di Matt Damon, intenso e tormentato, alla Penelope di Anne Hathaway, capace di trasmettere tutta la forza e la resilienza del personaggio, fino al Telemaco interpretato da Tom Holland, che accompagna efficacemente il percorso di crescita del giovane figlio di Ulisse. Ognuno degli interpreti principali riesce a dare spessore al proprio personaggio, contribuendo a rendere credibile e coinvolgente la visione che Nolan costruisce del poema di Omero.

Lo stesso vale per i personaggi con un minutaggio più contenuto. Pur comparendo meno sullo schermo, interpreti come Benny Safdie nei panni di Agamennone riescono comunque a lasciare il segno, dimostrando quanto ogni ruolo sia stato valorizzato all’interno della narrazione.

Una menzione particolare va però a Robert Pattinson. Dopo aver interpretato negli ultimi anni personaggi spesso riconducibili all’eroe o comunque a figure positive, qui veste i panni di Antinoo, mostrando un lato completamente diverso. Il suo antagonista è carismatico, spietato e manipolatore, ma soprattutto conferma ancora una volta una delle sue qualità migliori: una straordinaria capacità espressiva che gli permette di dominare la scena ogni volta che entra in campo. Un’interpretazione che rappresenta anche un’interessante anticipazione del suo prossimo ruolo da antagonista in Dune – Parte Tre.

Sul piano tecnico, infine, Nolan ribadisce ancora una volta perché venga considerato uno dei più grandi registi contemporanei. Fotografia, messa in scena, sonoro e colonna sonora lavorano costantemente insieme per costruire un’esperienza cinematografica totalizzante, capace di trasmettere un continuo senso di meraviglia senza mai sacrificare la componente emotiva del racconto.

È proprio qui che emerge forse il più grande successo di Odissea. Il formato IMAX 70 mm rappresenta senza dubbio il modo migliore per vivere questo immenso kolossal, amplificando ogni inquadratura e rendendo ancora più spettacolare il viaggio immaginato da Nolan. Tuttavia il film riesce a conservare tutta la propria forza anche nelle sale che non dispongono di questa tecnologia. La cura della regia, la potenza delle immagini e la solidità della narrazione restano infatti intatte indipendentemente dal formato di proiezione.

In un’epoca in cui l’esperienza cinematografica viene spesso sacrificata a favore dello spettacolo fine a sé stesso, Christopher Nolan dimostra ancora una volta di saper coniugare ambizione tecnica, riflessione e intrattenimento. Odissea non è soltanto una trasposizione del poema di Omero, ma una riflessione sulle conseguenze delle nostre scelte e sul sottile confine che separa il genio dalla distruzione. Un’opera monumentale che conferma, ancora una volta, quanto il grande cinema possa essere spettacolare senza rinunciare a raccontare qualcosa di profondamente umano.

 

di Francesco Tufano