Il peso di un’eredità ingombrante – Recensione “Peaky Blinders: The Immortal Man”
Il peso di un’eredità ingombrante – Recensione “Peaky Blinders: The Immortal Man”
Di Francesco Tufano
Per ordine dei Peaky Blinders, torna sul piccolo schermo la famiglia Shelby, o almeno ciò che resta della leggendaria dinastia capitanata da Tommy Shelby, ancora una volta interpretato da Cillian Murphy. Il film si colloca temporalmente dopo gli eventi della serie, in un’Europa segnata da tensioni e cambiamenti, e segue le vicende di Tommy mentre affronta nuove sfide personali e politiche. Accanto a lui ritroviamo alcuni volti noti, insieme a nuove figure che si inseriscono nel suo percorso ormai sempre più solitario.
Visti gli eventi del finale di stagione, era davvero necessario un film? È questa la domanda che sorge spontanea guardando Peaky Blinders: The Immortal Man. La pellicola tenta chiaramente di offrire una conclusione definitiva al personaggio di Tommy Shelby, che resta il fulcro assoluto dell’intera narrazione. Tuttavia, il risultato non è dei migliori. La sceneggiatura appare spesso superficiale, incapace di aggiungere qualcosa di realmente significativo ai personaggi già conosciuti, Tommy in primis, che sembra muoversi in un percorso già visto e privo di vera evoluzione.
A pesare ulteriormente sull’esperienza è il ritmo estremamente lento: nella prima ora di film accade ben poco, con una narrazione che fatica a decollare e a coinvolgere davvero lo spettatore. Nonostante ciò, ci sono elementi che funzionano. Le ambientazioni sono curate e perfettamente fedeli allo spirito della serie originale, contribuendo a ricreare quell’atmosfera cupa e affascinante che ha reso celebre il mondo dei Peaky Blinders. Su tutti, però, spicca ancora una volta l’interpretazione di Cillian Murphy, che dimostra di non aver perso il carisma e l’intensità che hanno reso iconico il suo Tommy Shelby.
In conclusione, Peaky Blinders: The Immortal Man è un film che riesce a colpire sul piano nostalgico, riportando sullo schermo le atmosfere e le sensazioni che hanno reso grande la serie, anche grazie alla prova sempre impeccabile di Cillian Murphy. Tuttavia, proprio alla luce del risultato finale, la risposta alla domanda iniziale è piuttosto chiara: no, non era davvero necessario un film. La pellicola fatica infatti a giustificare la propria esistenza, tra una storia poco incisiva, un ritmo troppo lento e una sceneggiatura che non aggiunge nulla di davvero nuovo. Un ritorno che emoziona, ma che finisce per configurarsi soprattutto come un’operazione nostalgica pensata per i veri fan della serie.
