Il mito dei cinecomic è davvero finito?
Mentre Hollywood continua a interrogarsi sulla presunta crisi dei film di supereroi, c’è un dato che racconta una storia diversa.
Il nuovo film di Spider-Man, ancora prima di arrivare nelle sale, sta registrando un entusiasmo straordinario. Le prevendite stanno facendo segnare uno degli avvii più importanti degli ultimi anni e l’attesa ricorda quella che aveva accompagnato Spider-Man: No Way Home. Un paragone tutt’altro che casuale. Anche allora, infatti, il progetto non era stato accolto da tutti con entusiasmo immediato. L’idea di costruire il film sul multiverso, sul ritorno degli interpreti delle precedenti saghe e su una forte componente nostalgica aveva generato dubbi e critiche da parte di una parte del pubblico. Molti fan temevano che il film potesse trasformarsi in una semplice operazione nostalgia, un enorme esercizio di fan service più interessato a richiamare il passato che a raccontare una nuova storia. Poi il risultato ha raccontato un’altra storia. Spider-Man: No Way Home è diventato un fenomeno globale, dimostrando che quando il pubblico percepisce un legame autentico con un personaggio è disposto a superare anche lo scetticismo iniziale e trasformare un film in un vero evento cinematografico.
Ed è proprio questa la chiave per comprendere ciò che sta accadendo oggi nel mondo dei cinecomic. Il pubblico non ha smesso di amare i supereroi.Ha smesso di fidarsi automaticamente dei franchise.
Il caso di Supergirl rappresenta il segnale più evidente di questo cambiamento. Il film, uno dei primi grandi progetti del nuovo universo cinematografico DC, è arrivato nelle sale con grandi aspettative ma si è trasformato in uno dei risultati commerciali più deludenti degli ultimi anni.
Secondo i dati di Box Office Mojo, Supergirl ha esordito con circa 38 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada e con circa 68 milioni di dollari nel mondo nel primo weekend. Un risultato molto distante dalle aspettative per un blockbuster con un budget di produzione stimato intorno ai 170 milioni di dollari, ai quali vanno aggiunti i costi di marketing e distribuzione. Gli analisti hanno indicato in circa 300-350 milioni di dollari il livello necessario per avvicinarsi al pareggio economico. Un traguardo diventato estremamente difficile dopo un forte calo negli incassi nelle settimane successive all’uscita. Per Warner Bros. si profila quindi una perdita economica molto pesante. Di fronte a risultati simili è diventato quasi automatico affermare che “i film di supereroi sono morti”. I numeri, però, raccontano qualcosa di più complesso. Se il pubblico fosse realmente stanco dei cinecomic, dovrebbe rifiutare indistintamente ogni film appartenente al genere. Invece non è così. Il problema non sono i supereroi. Il problema è l’idea che basti il marchio.
Per oltre un decennio Marvel Studios e DC hanno costruito un modello in cui il logo era diventato una garanzia. Tra il 2008 e il 2019 il pubblico acquistava il biglietto spesso prima ancora di conoscere la storia, perché la vera attrazione era l’universo condiviso. Oggi quel meccanismo sembra essersi rotto e sarebbe un errore leggere questa situazione come una semplice vittoria della Marvel sulla DC.
Anche i Marvel Studios stanno affrontando una fase molto più complicata rispetto al passato. Captain America: Brave New World, uscito nel 2025, ha chiuso la sua corsa al botteghino con circa 415 milioni di dollari nel mondo. Un risultato che, pur non rappresentando un disastro assoluto, è stato considerato una delusione commerciale rispetto agli standard storici del Marvel Cinematic Universe, soprattutto considerando un budget di produzione di circa 180 milioni di dollari e gli elevati costi promozionali.
Ancora più significativo è il caso di Thunderbolts. Nonostante recensioni generalmente positive e un’accoglienza migliore rispetto ad altri recenti titoli Marvel, il film si è fermato a circa 382 milioni di dollari di incasso mondiale, sempre a fronte di un budget stimato intorno ai 180 milioni. Un risultato che secondo diverse analisi di settore non ha permesso al film di raggiungere un vero equilibrio economico.
Questi dati dimostrano che la questione non è Marvel contro DC. La vera sfida è tra i personaggi che il pubblico considera ancora imperdibili e quelli che non riescono a creare lo stesso coinvolgimento emotivo. Spider-Man continua a rappresentare uno dei personaggi più amati della cultura popolare mondiale. Batman e Superman conservano un valore simbolico enorme. Sono figure che hanno superato il concetto di semplice franchise cinematografico. Altri personaggi, invece, anche se inseriti all’interno degli stessi universi narrativi, devono oggi conquistare il pubblico film dopo film. Lo spettatore è diventato più selettivo. Vuole storie capaci di emozionare, protagonisti ai quali è realmente legato e film che abbiano il peso di un evento.
Il caso Supergirl, così come le difficoltà di alcuni recenti film Marvel, non certifica quindi la morte dei cinecomic: certifica la fine di un’epoca. L’epoca in cui bastava il logo di uno studio per garantire automaticamente il successo. Hollywood ha creduto che il vero protagonista fosse il franchise, invece il botteghino degli ultimi anni sta dimostrando che il vero protagonista è sempre stato il personaggio.
Di Francesco Tufano
