Il futuro è un incubo. Alessandro, l’AI, l’umanità possibile
Il presente e le sue contraddizioni, l’era della tecnologia spinta è la grande protagonista di “Benvenuto nell’AI”, bis a teatro per Alessandro Cattelan dopo l’esordio con “Salutava sempre”.
One-man show, il viaggio attraversa le esperienze quotidiane scavando in ciò che abbiamo progressivamente perso; l’uomo o donna del casello sostituito dalla voce elettronica, le enormi potenzialità percepite ogni volta che ci si incontra o scontra con il progresso, salvo poi farne il peggior uso possibile. Una costante che è storia, presente e futuro.
Il dilemma che ci si porta dietro da ancor prima che Blade Runner fosse cult, il “futuro” della macchina, l’umanizzazione possibile e la guerra dei mondi; la chiave di lettura è rigorosamente ironica, scava tra aneddoti personal, confessioni e riflessioni da condividere con il pubblico.
Ritmo serrato, nessuna vergogna, canzoni surreali, domande alla platea per costruire un quadro dell’umanità che trova forse nelle debolezze e nella capacità di riderne la sua peculiarità meno replicabile.
Tappa anche a Firenze, domani al Teatro Cartiere Carrara.
