“Carne viva”, Michelangelo riletto da Vinicio Capossela
Carne viva. Michelangelo riletto da Vinicio Capossela
di Clarissa Rachele Poli e Vincenzo Esposito
Scultura, poesia, musica: tre gambe dello stesso cavalletto, che scorrono nella materia per darle respiro. Alla Galleria dell’Accademia di Firenze, luogo di silenzi e marmi che trattengono il tempo, si è compiuto un miracolo raro: il suono si è fatto scalpello, la musica ha inciso la pietra. Là dove il David custodisce la quiete, si sono levate le note del violoncello di Mario Brunello, uno strumento di legno antico in dialogo con le materie del suo tempo. Il legno, il marmo, la carne si è fatta viva.
Le Rime e Lamentazioni per Michelangelo di Vinicio Capossela, nate ed eseguite per la prima volta proprio alla Galleria oramai diciotto anni fa, si sono di nuovo intrecciate alla storia dei grandi capolavori michelangioleschi. I Prigioni, anime intrappolate nel marmo, sembravano quasi rompere la forza della materia e uscire da quella bestiale staticità che li ha tenuti bloccati per tutti questi anni. Le note si sono fatte liberatrici di quei corpi intrappolati che finalmente hanno preso vita. Nella penombra, una delle Pietà assumeva quasi il peso del presente: Maria non più figura sacra, ma madre umana, trafitta dal dolore. E il David, al centro, pareva ancora trattenere il respiro dopo la vittoria, con il cuore pulsante sotto il marmo e il pensiero tremante di chi ha appena compreso la grandezza e la fragilità dell’uomo.
Forse è questo il senso più profondo della bellezza: non solo forma perfetta, ma un atto d’amore e conoscenza, una ferita che si apre per lasciare passare la luce. In questa serata, alla Galleria dell’Accademia, la storia non è stata solo ricordata, è stata scolpita di nuovo, in un gesto di materia viva, in una rima di suoni, in un Michelangelo inedito, fatto di musica e respiro.
