“Beat Generation”, i colpi che hanno spostato il Novecento

Una delle stagioni più esaltanti del Novecento rivive nella Sala Ferri del Gabinetto Vieusseux di Firenze. Tre autori per definire le coordinate dell’età dei ribelli, della ricerca dell’autenticità, delle innovazioni nello stile, della radicale contestazione del sogno americano, che traduciamo oggi sotto l’etichetta di “Beat Generation”.

A guidarci nel percorso è Pietro Grossi attraverso la voce di tre autori che hanno “spostato” il baricentro dell’interesse, aprendo a nuovi scenari nella storia dell’umanità.

“In alcuni momenti, in alcuni luoghi, si addensano agglomerati di energia. Sono sorte di masse magnetiche, che attirano vite, e che finiscono poi per esplodere in note, parole, testi, e le cui vibrazioni sconquassano il mondo, cambiandolo per sempre.
Una di queste masse magnetiche si addensò al 421 della 118ª Strada Ovest di New York. Lì, nei giorni di Natale del 1943, si incontrarono Allen Ginsberg, Jack Kerouac e William S. Burroughs.
 Non ci sarebbero gli anni 60, le rivolte, i Beatles, la letteratura e la musica che ci hanno curati e cresciuti, se non fosse per quei tre e per tutti gli altri che poi avremmo chiamato Beat, se non fosse per le loro parole e per la loro amicizia. Non ci saremmo noi, in un certo senso. Vale quindi forse la pena frugarci un po’ dentro, a quelle vite e a qualcuna di quelle parole”.

Partiti da Sulla strada di Jack Kerouac, gli incontri proseguiranno il prossimo 14 Aprile con Urlo, firmato Allen Ginsberg, per chiudere con “Pasto nudo” di William S. Burroughs il prossimo 21 aprile.