«Basta con le battute sull’accento fiorentino». La stand up comedy riscrive la risata toscana

«Il vero grande merito di questa fiction è che non ci sono i toscani. Perché con quella “c” aspirata e quel senso dell’umorismo da quattro soldi hanno devastato questo Paese» diceva Stanis La Rochelle, interpretato da Pietro Sermonti, rivolgendosi alla stampa nella serie TV cult Boris. «Noi stiamo cercando di rimediare» dicono i Comici Miei, l’unico collettivo (nonché associazione) di stand up comedy attivo a Firenze.

Dal 2019 salgono sui palchi di locali e bar notturni della città per intrattenere il pubblico con una comicità diversa dalla tradizione del cabaret nostrano: «Abbiamo le orecchie piene dello stereotipo della suocera invadente e apprensiva, che poi non fa nemmeno più ridere. E basta con il tormentone dell’accento fiorentino e con le barzellette forzate. Sul palco parliamo delle nostre ossessioni, dei drammi quotidiani, ironizziamo su noi stessi e diamo spazio a chi come noi vuole cimentarsi a far ridere». Oltre 50 sono infatti i laboratori e gli Open Mic Night organizzati quest’anno per i futuri (non) cabarettisti.

La zingarata, l’ironia e il cinismo toscano restano anche nel nome del gruppo: i Comici Miei non rifiutano la tradizione ironica di Monicelli, ma anzi ironizzano su quel modo di fare ironia, la riportano in chiave più contemporanea con temi, slang e modi di dire di oggi.

Lorenzo, Leonardo, Roberto e gli altri che salgono sul palco hanno il sorriso sornione di chi sembra esserci capitato per caso davanti a quel microfono, eppure sa il fatto suo: solo quest’anno oltre 150 serate di comicità davanti a un pubblico sempre più affiatato.«Ora abbiamo anche un fans club con tanto di striscioni personalizzati. Nel 2026 si ha voglia di ridere dei propri piccoli e grandi fallimenti, del caso umano con cui ti frequenti o della crisi geopolitica mondiale».

Resta, ovviamente, la toscanità fatta di battute taglienti e irriverenti: se Curzio Malaparte scriveva «I toscani hanno il cielo negli occhi e l’inferno in bocca», i Comici Miei mantengono l’imprecazione come intercalare, la spavalderia verso l’aldilà, l’offesa come affetto. Guai ad offendersi: è una battuta.

Giulia Muzio