“Atomica”, e se potessimo scongiurare l’apocalisse?

È il 6 agosto 1945 e la radio è accesa quando la voce del Presidente Harry Truman segna un punto di non ritorno nella storia dell’umanità, nell’esaltazione della “tecnica”, nell’elogio alla scienza che vale migliaia e migliaia di vittime sotto il peso della bomba atomica.

Ci sono lustrini, coccarde e medaglie ad attendere gli eroi di guerra, l’America celebra la supremazia mondiale, qualcuno ci crede, qualcuno trova il tempo per fermarsi, per riflettere, per fare i conti con la propria coscienza. Ed anche qui gli effetti saranno devastanti. 

È la storia di Claude Eatherly, il giovane aviatore texano che diede ordine all’Enola Gay di sganciare l’ordigno; e di lì in poi la sua vita non sarà più la stessa.  Una serie di carteggi ci consegnano oggi le sue riflessioni, i suoi “conti” con la conscienza; e li riviviamo attraverso “Atomica”, regia di Claudia Sorace con la compagnia Muta Imago, straordinaria apertura per il Materia Prima Festival al Teatro Cantiere Florida.

Voci, suoni, una cura minuziosa per la fotografia, l’approccio è cinematografico e ci proietta appieno nel contesto, restituendoci l’attimo prima del disastro, proiettandoci nell’alone cupo in cui viaggiano i pensieri di Eatherly, alle prese con la sua morale fin dal momento dell’ok.

Risentimento, rifiuto del gesto, le tenterà tutte, in una patria che lo celebra come eroe, per far valere la sua colpevolezza, arrivando al tentativo di suicidio, finendo all’ospedale psichiatrico militare di Waco

L’amicizia prova a fare luce in mezzo a questi fantasmi, lo spettacolo ci trasporta nella celebrazione della speranza che passa dall’incontro tra due anime fragili, in quella  corrispondenza epistolare iniziata da Eatherly con il filosofo Günther Anders, unico ad interessarsi alla sua “faccenda” all’indomani dell’evento.

Una storia di amicizia e di redenzione cercata, che parla la lingua di chi prova a guardare il mondo da una prospettiva diversa, di chi aveva già intravisto nella “celebrazione” della grande vittoria un possibile principio di apocalisse.

Una fragilità che si tocca con mano nelle interpretazioni di Alessandro Berti e Gabriele Portoghese che ci trasportano con naturalezza nel disastro di ieri, nel contesto preoccupante dell’oggi. La rotta è verso un pianeta vuoto, o svuotato. Che sia quello del principio, o la fine, per il momento non è dato saperlo.

La regia di Claudia Sorace e il lavoro sulla drammaturgia e il suono di Riccardo Fazi si avvalgono di collaborazioni illustri: per la scenografia Paola Villani (Premio Ubu 2022), per le musiche originali Lorenzo Tomio (Premio Ubu 2022, finalista Premio Ubu 2023), mentre le luci sono curate da Maria Elena Fusacchia (finalista Premio Ubu 2023). Due tra i migliori attori della loro generazione, Gabriele Portoghese (Premio Ubu 2021) e Alessandro Berti (finalista Premio Ubu 2024) danno corpo e voce ai due protagonisti in scena.