“Senza chiedere scusa”. Geolier sul palco del Florence Music Festival

Nel giro di un mese lo abbiamo visto riempire stadi, volare, condividere il palco con 50cent, segnare record in streaming con l’evento live più visto di sempre su Amazon. Era partito da una stanzetta qualunque e voleva il mondo. Se non ci è già riuscito pare manca veramente poco.

Premesse che anticipano la tappa fiorentina del tour estivo di Geolier, ospite del Florence Music Festival. “Stasera stiamo vicini” è l’abbraccio con i compagni di viaggio sul palco, in versione sicuramente più intima rispetto alle faraoniche Milano e Napoli.

Metriche serrate, cambio di passo, la tecnica non si discute, si affina. Sono trascorsi meno di dieci anni da quel video nato per gioco ed esploso online, una finestra aperta su Secondigliano che è stata casa, ispirazione, la fiammella che alimenta l’ambizione.

“Se canti solo in napoletano non esci dalla città”. L’abbiamo sentita mille volte, e per una buona dose di artisti la “profezia” si è rivelata vera. Qualcuno ci riesce e, senza scomodare paragoni intergenerazionali, Geolier fa parte di questo piccolo olimpo. Cosa in comune con i precedenti noti? Polemiche, mezze parole, quella sensazione che quasi pare devi chiedere scusa se ci stai riuscendo. Per tutta una serie di ragioni che la storia ci ha insegnato a riconoscere, dalla “frattura” mai sanata di una penisola non sempre monocolore, ai fenomeni giovanili che fanno storcere il naso, alla sfiducia in qualcosa che non riconosci immediatamente, magari perché non appartiene alla tua generazione. Ascoltare, leggere il tempo, forse ci fa fare un passo in avanti.

Il binario è costruito sul desiderio che è più grande di ogni cosa, il destino che ti sei scritto, quella promessa che non vuoi tradire. Per te, per la famiglia, per tutti quelli che ti stanno intorno. Nulla è abbastanza forte da cambiare il corso della storia. Lo leggi in una generazione intera che oggi entra in sintonia col napoletano dopo aver fagocitato ogni barra. Una generazione che lui prende per mano, anche sul palco, per uno spazio speciale dedicato ai piccoli fan, a marcare il “modo”, il “sono uno di voi”. E tutti sanno che a “Napoli non piove”.

Pubblico in cerchio, ci prova a scendere per cantare in collettivo. Ma la medaglia di questa storia ha un altro volto. Da un lato l’ambizione di prendersi tutto, l’umiltà di non dimenticare da dove si è partiti; dall’altro la consapevolezza che qualcosa non sarà mai più come prima.

Non puoi più scendere dal palco perché il pubblico ti si stringe addosso, devi lasciare casa perché nel quartiere non ci puoi più vivere se il tuo posto è zucchero per fan. Fa male e non lo nasconde. C’è di peggio, sicuramente. “Mi mancano i miei 80mq”. Sarà questa la misura della felicità? Un’altra pagina da scrivere.