Avete presente quelle canzoni che non riuscite a smettere di ascoltare? Non perché siano orecchiabili, ma perché ogni volta riescono a svelarti qualcosa di nuovo. A me è successo in questi giorni con una canzone spagnola: “Pedazo de guapa” di Pablito Tedeka. Un brano che parla di Madrid, ma che sembra raccontare anche la nostra Firenze.

“Mi Madrid, perdiendo su vida y sus pares, por burgers cerrando locales, hasta que nos echen de aquí. Mi Madrid, con su bailes que nadie baila, solo abuelitos en la plaza, que vas cuando ellos no estén.”
(La mia Madrid, che perde la sua anima e i suoi simili, con locali che chiudono per far posto ai fast food, finché non ci cacceranno via. La mia Madrid, con danze che nessuno balla più, solo vecchietti in piazza, dove andrai quando loro non ci sono.)

Quanto ci ritroviamo anche noi, fiorentini, in queste parole? Schiacciati da un turismo che dicono essere vorace, sopraffatti da negozi di souvenir tutti uguali, dai ristoranti “acchiappa-turisti”, da un centro che diventa vetrina, e non più casa. Come noi, così anche tante città europee vivono questa condizione, svuotando le radici per riempire le tasche.

È giusto che le amministrazioni prendano decisioni, che gli imprenditori facciano le loro scelte consapevoli. Ma noi? Qual è il nostro ruolo? Siamo sempre pronti a puntare il dito, ma raramente ci chiediamo cosa possiamo fare concretamente per salvaguardare la nostra identità.

Vogliamo salvare le tradizioni, ma non parliamo più in dialetto.
Vogliamo eliminare i ristoranti turistici, ma poi corriamo al fast food alla prima occasione.
Vogliamo sentirci parte della città, ma non abbiamo mai visto lo Scoppio del Carro dal vivo.
Vogliamo rivendicare la nostra moda, ma facciamo la fila nei fast fashion.

Ci resta un orgoglio italiano, sì, ma spesso vuoto, inconsistente. Orgoglio per cosa, se siamo i primi a voltare le spalle alla nostra storia?

Allora basta lamentele. Ricominciamo da noi. Torniamo a vivere davvero Firenze: cantiamo “La porti un bacione a Firenze”, andiamo a tifare al Calcio Storico, usiamo quei detti popolari che solo qui hanno senso e sapore.

Perché Firenze non si “salva” da sola, le tradizioni si dimenticano se qualcuno non le tramanda. E questo spetta a noi, a chi altro sennò?