Die Antwoord a Firenze. Apologia di Messia

“I belong to the blank generation and, I can take it or leave it each time”

Richard Hell an the Voidoids , Blank Generation (1977) 

 

I sudafricani Die Antwoord hanno suonato a Firenze.  Il concerto andato in scena all’Anfiteatro delle Cascine nell’ambito del Decibel Open Air festival, organizzato da Decibel Eventi e Wero Eventi. (prossimo appuntamento all’Anfiteatro delle Cascine di Firenze inserito nel programma di di Decibel Open Air Giovedì 21 luglio con Gramatik e Clap! Clap!) .

 

I “freaky” di tutta l’Italia centromeridionale si sono radunati per osannare Ninja e Yolandi.

 

die antwoord 1

Yolandi Visser infiamma la platea

Cosa sono i Die Antwoord? Da dove piovono? Che cosa vogliono da noi?

Per chi non li conosce: I Die Antwoord sono un gruppo composto da tre soggetti: Dj Hi-Tek, Ninja e Yolandi Visser. Miscela di suoni elettronici, sali e scendi su un ottovolante di btm, ritornelli al limite del pop e sciabolate rap in un inglese incomprensibile, a parte i numerosi ‘Fock’. Sono sudafricani e hanno radicata nella (in)coscienza e nei tatuaggi la cultura di un paese devastato dalle differenze sociali. Attorno alle canzoni e ai personaggi che ‘interpretano’ hanno creato un immaginario visivo religioso, con una simbologia iconoclasta ai limiti del messianico. Simbologia iconoclasta: un paradosso? I Die Antwoord portano al limite il confine di ciò che è accettabile, andando praticamente contro tutto e tutti; ogni convenzione diventa nelle loro canzoni un bersaglio da colpire, antisociali e iconoclasti. Ma come dice il mio amico curatore artistico Matteo Innocenti: “ogni forma di ribellione è già calcolata dal sistema e riassorbita”. Ed è eccoli lì quindi, a incantare e catechizzare le migliaia di giovanissimi all’anfiteatro.

Nota per chi legge, ovvero il punto di vista dell’osservatore: chi scrive questo articolo detesta tutto ciò che non è suonato con una chitarra, un basso e una batteria. Fedelissimo del rock and roll vecchia scuola, fa dei Genesis, dei Pink Floyd la propria guida spirituale. Ma anche New Wave, Punk, Roots Punk e underground italiana. Solito dire: “tutto ciò pubblicato dopo il 2000 mi fa ribrezzo”. naturalmente è un’esagerazione, e dentro ai mille controsensi di questa affermazione si celano come delle statuine di un presepe i Die Antwoord.

Ed eccoci qui dunque, una fiumana umana, ad aspettare un cenno del Ninja, per scatenare l’inferno.

Le luci, sul palco dell’anfiteatro, esplodono, ci accecano, intorno alle 23.00. Il ghiaccio secco infesta l’aria, intanto una musica si fa spazio tra le facce incredule del pubblico. I Carmina Burana ci entrano come un veleno nelle vene, e il caldo insopportabile da corpi ammassati si trasforma in un gelo mistico e noi, pubblico, abbiamo il nostro pasto.

In un momento, sul palco appare un piccolo elfo, con il dito medio alzato che canta, come un mantra “FOK JULLE NAAIERS” (versione Afrikans di Fuck you fuckers). E’ Yolandi Visser.

Yolandi:

Se nella botte piccola c’è il vino buono, la cantante sudafricana è uscita da un caratello di vinsanto. Non perde una nota, tosta, fiera e indipendente, probabilmente non capisce i cori della platea: “ollellè, ollallà, faccela vedè faccela toccà” (su questo torneremo dopo). Incanta, ammaestra e come nei video provoca. 1.50mt di contemporaneità.

Ninja:

“Uno dei prototipi di Dio. Un mutante ad alta potenzialità neanche preso in considerazione per una produzione di massa. Troppo strano per vivere e troppo raro per morire.

(Raoul Duke – Paura e Delirio a Las Vegas)

Appena il Ninja, al secolo Watkin Tudor Jones, è salito sul palco ho capito di aver fatto un incredibile errore di calcolo. Lo avevo sottovalutato. E’ lui il vero mattatore. Al suo cospetto una generazione intera. Una ‘Blank Generation’, la stessa che 40 anni fa stava al cospetto del conturbante Richard Hell, o di un Johnny Rotten qualunque. Leader di una generazione senza più certezze, tanto meno quella di un futuro, senza credi se non nelle bestemmie prive di contenuto blasfemo ma di pura aggregazione semantica al branco.

Basta un suo “Jump Motherfucker, jump“, nel mezzo di ‘I think you’re freaky’ e i ragazzi e le ragazze saltano come se non ci fosse un domani. Sicuro di se, secco allampanato, volgare rozzo e autoritario, parodistico, scontroso ma benevolo nel suo sorriso a 32 denti di cui almeno una decina di ferro.

Nel momento in cui le ‘certezze da sagrestia‘ (cit. Giorgio Canali) vengono meno, insieme alla condizione culturale del paese, travagliato dal continuo flusso di spazzatura televisiva riempita a suon di trash, dove l’assenza totale di contenuti genera mostri talmente spaventosi da non prendersi sul serio, i Die Antwoord incarnano il sogno di un’alternativa.

Quando i ragazzi  perdono completamente fiducia nel sistema scolastico, noioso nozionistico e assolutamente non stimolante, dove si sconsiglia di brillare ma si assurge stimola la timidezza della paura di sbagliare, il Ninja è un perfetto ‘preside’.

Generazioni piegate dagli scandali dei politici e delle figure culturali di riferimento, arricchiti, mecenati parabolici, raccomandati cronici, incompetenti cocainomani, carinissimi di regime, hastaggomani canuti, Peter Pan rifatti, sprechi catastrofici, riescono a trovare nel Ninja qualcuno che si assume la responsabilità. Ed è parecchio arrabbiato.

La responsabilità di scappare dalla noia dell’angoscia, dell’ansia e di un mondo che va piano e non capisce.

Apologia di messia

Il Ninja si tuffa nella folla, che lo sostiene come un profeta. Quello che succede all’anfiteatro in un brevissimo istante, è un’apologia di messia. Ma come dice il mio amico, ogni rivoluzione è già calcolata e riassorbita. La bolla si riassorbe come in un pogo, e la magia del momento torna ad essere avanspettacolo elettronico, fatto da fior di professionisti, e tutto il resto rimane a prendere polvere nella mia testa; e forse in quella di tanti ma tanti altri ragazzi.

 

Gilberto Bertini

redazione@firenzefuori.it

 

P.s Menzione di onore per:

  • L’organizzazione del concerto che ha creato una coda woodstockiana con un unico ingresso ad imbuto, come nelle migliori crisi del ’29.
  • I fiorentini che, non prendendosi troppo sul serio, cantavano il coro sopracitato.

Scaletta:

MONKS
GOD INTRO
FOK JULLE NAAIERS
WAT KY JY?
FATTY BOOM BOOM
GIRL I WANT 2 EAT U
DADDY
BANANA BRAIN
GOD DJ SECTION #1
UGLY BOY
RAGING ZEF BONER
COOKIE THUMPER
GOD DJ SECTION #2
PITBULL
SEX
GOD ARE YOU READY???
BABY’S ON FIRE
FREEKY
HAPPY GO SUCKY FUCKY
NEVER LA NKEMISE

GUCCI COOCHIE
ENTER THE NINJA

 

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