Leggenda e mistificazione Dracula è stato a Firenze?

Al tramonto, quando i raggi del sole scompaiono, si accendono i bagliori delle luci, e Firenze rifulge e si prepara per la notte.

 

Qualcuno si muove elegantemente, ha i lineamenti marcati e ben disegnati, capelli d’inchiostro nero, una figura slanciata, un passo che quasi non tocca terra, ma cosa conquista di più le ragazze che si ritrovano nel lounge bar più frequentato, è la sua carnagione pallida, che crea un contrasto affascinante tra il nero cupo degli occhi e delle sopracciglia e la bocca rosso carminio.

 

Il principe, perchè è un nobile discendente di un antico lignaggio dell’Est Europa, non rivela molto di sé, mantiene segreto il suo indirizzo, e pare che qualche giovane donna sia rimasta un po’ incredula quando le amiche le hanno sussurrato una frase così, tra l’ironico e la paura ”Mio Dio, hai fatto bene a non seguirlo, ma lo sai cosa si dice in giro?” “ Calmatevi ragazze, sono qui, non sono scampata al serial killer” “Peggio, hai avvicinato il conte Dracula”. Ride e sgranando gli occhi crede che le sue amiche abbiano bevuto troppi shottini. “Dracula, qui a Firenze, e con quale volo è arrivato? Ma no anzi è lui stesso che vola, non è un pipistrello?”

 

Questo dialogo è di fantasia, eppure uno scrittore Marin Mincu, per alcuni anni docente di Letteratura romena all’Università, è convinto che il morto non morto, il principe delle tenebre e signore dei draghi, il conte Dracul appunto, o meglio Vlad III signore di Valacchia e crudele tiranno, sia approdato a Firenze nel lontanissimo XV secolo al seguito della legazione del concilio del 1439, con Giovanni Paleologo, imperatore di Bisanzio. Questo importante avvenimento, che sanciva la definitiva unione tra la chiesa d’Oriente e quella d’Occidente, fortemente voluto da papa Eugenio IV, è stato rappresentato negli stupendi affreschi che Benozzo Gozzoli dipinse nel palazzo della casata cioè palazzo Medici Riccardi.

 

Come accade per i dipinti quattrocenteschi la simbologia raffigurata prevale sul significato letterario, e dunque iconografia importante con tutto il repertorio di flora fauna, colori araldici, creature nobili. In questo affresco un personaggio viene identificato dallo scrittore come Vlad Dracul, ipotesi poi approfondita dal ricercatore di Boston MarioValdes.

 

Questa suggestione, direttamente fiorita dal genere gotico di fine 800, e che lo scrittore irlandese Bram Stoker celebra e costruisce il mito del vampiro, avido di sangueinnocente e virgineo, per vivere la morte, in un’ossessione di luce e tenebre, che ben conosciamo nella letteratura dark, e che agli albori di un inquieto novecento senza più certezze e valori dominanti, poteva scomporre l’animo umano tra bene e male, una sorta di dr. Jekhill e mr. Hyde.

 

Nel 1900 poi un medico viennese nominò inconscio e paura, dando voce e interpretazioni alla part oscura dell’essere umano. Siamo dunque affascinati da questo tenebroso signore, del resto non mancano i riferimenti esoterici e magici in Firenze, la città che aveva visto la rinascita degli studi classici, con la fondazione dell’Accademia neoplatonica, dell’ermetismo e dell’alchimia, dello gnosticismo inteso come chiave per “gnoscere” l’essere umano. E dunque perché non credere all’immortale principe, che eterno si muove come un sibilo glaciale nei luoghi a lui cari, Londra, l’Essex, la fredda Transilvania, e Firenze, che è rimasta nel suo cuore pietrificato e dove apprese nozioni di magia dagli alchimisti della cerchia sofista. Dracul Vlad non disdegna di rivisitare con sembianze diverse eppure simili, in quelle sere scure novembrine le straduzze come via dei Bardi, o la salita dei cipressi a San Michele, inseguendo un sogno di vita e di morte.

 

redazione@firenzefuori.it

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