Che diavolo ci fa un gazometro in San Frediano?

Ufficiale: il gazometro non è la roccaforte di Sauron.

Il complesso architettonico più bislacco di Firenze ha causato molti torcicolli ai passanti di via dell’Anconella. Girato il collo verso questo gazometro misto di ferraglia e muratura vi siete chiesti almeno una volta cosa fosse.

 

E smettetela di curiosare sempre nel gazometro! Curiosoni. Comunque prima di leggere l’articolo, vi facciamo un piccolo test:

Cosa pensate che quel “coso” sia?

  • Residenza estiva di Cecchi Gori.
  • Un canestro gigante per giuocare a basket.
  • La proiezione mentale di quanto vi frega  sapere cosa sia (?!)

Bene ora scegliete la risposta e inviatela a i’nardellalasadisicuro@kalinic4president.com

 

Cosa diavolo è un gazometro?

Il gazometro fu inventato da uno scozzese nei ridenti anni ‘700. Quando il carbone era usato come i cereali a colazione le città si alimentavano a  gas fuori dal comune. In confronto la Cina oggi è una ventata d’aria fresca.

Così un signore scozzese, inventore per vocazione, si cimentò in una bella pensata. Una struttura che convogliasse una miscela di gas che alimentasse le abitazioni le fabbriche in un colpo solo. Fu così che William Murdoch nel 1800, dopo aver inventato il primo gas sintetico, syngas,   battezzò Gazometro (o gasometro) l’edificio atto a contenerlo.

 

gazometro - inventore

William Murdoch, simpatico commerinventore scozzese

Dall’Inghilterra con furore

Sono pazzi questi Inglesi. Dopo aver inventato la Premier League, il fish & chips e il pop rock anni 90′, quei simpaticoni dei britannici si sono messi a rivoluzionare industrialmente. Spuntarono fabbriche come funghi, anche grazie ai gazometri (vedi sopra). Non si accontentavano di rimanere nella loro terra umida e grigia, allargarono i commerci in tutta Europa.

 

Il commercio del carbone determinava la fortuna di città e regioni. Spesso si usavano i fiumi per commerciare. Inoltre il gazometro utilizza una grande quantità d’acqua, per cui…

Arno + Sviluppo industriale= Pignone

Quale miglior posto se non un quartiere in espansione appena fuori dalle mura della città per costruire un gazometro?

Il quartiere del Pignone sorgerà nelle campagne fuori dalla porta di San Frediano, alla metà del 1700, destinato a diventare il polo industriale di una Firenze improntata allo sviluppo. L’Arno avrebbe facilitato i commerci, i braccianti avrebbero costruito con la forza del braccio.

A metà del 1800, la dove un tempo si consumavano assalti alle porte di Firenze, pestilenze Firenze ebbe il suo momento industriale. In parallelo con Londra e Parigi la vita di borgo fu sostituita dal “sapore celeste del ferro”.

 

Furono tre le grandi opere di architettura industriale che permisero lo sviluppo industriale di Firenze:

  • Il Gazometro: permetteva di immagazzinare il syngas, ovvero una miscela di gas a basso presso e di renderla utile per l’alimentazione urbana e domestica.
  • La Fonderia del Ferro: Costruita da 3 soci paperoni dell’epoca: i’Benini che veniva da Lastra a Signa e fabbricava cappelli, i’Michelagnoli commerciante e i’Piccioli che però si ritirò dall’affare. La Fonderia -come riporta il sito del Comune sorgeva vicino allo scalo dei navicelli come porto di comunicazione con quello di Livorno: da lì infatti veniva la materia prima, estratta dalle miniere dell’Isola d’Elba e da Follonica. La Pignone produsse, soprattutto nei primi anni, oggetti di arredo urbano e privato, spesso di grande valore artistico – cancelli, grate, lampioni, targhe, ecc. -, ma anche, nel 1856, il primo modello al mondo di motore a scoppio (chiamato, dal nome dei suoi ideatori, Barsanti-Matteucci). A fine secolo la fonderia si specializzò nella produzione militare e nel 1917 si trasferì nel quartiere periferico di Rifredi; gli stabilimenti, bombardati durante la seconda guerra mondiale, furono chiusi nel 1953 per riaprire l’anno successivo, con nome di Nuova Pignone.”
  • Il ponte Sospeso, dove ora sorge il Ponte alla Vittoria. Fu costruito con la stessa tecnica della Tour Eiffel e ha resistito fino alle bombe dei nazisti.

 

 

Fino alla Rivoluzione Russa

Lo splendore macroinquinante del Pignone durò fino al 1917 quando non ci fu più possibilità di espansione per la zona, limitata dal centro e dalle colline. Si preferì spostarsi verso Rifredi. In tutto questo contesto c’è da inserire anche la storia della Stazione Leopolda… no fermi! Parlo della stazione ferroviaria no della convention!

 

Anche il gazometro si spense, dopo un periodo relativamente breve di fiera attività. E’ rimasto in piedi, orgoglioso e baldanzoso come un profiterol al cioccolato. Simbolo di un’epoca in cui l’uomo si rese conto che poteva essere più forte della natura. Povero sciocco.

 

Gazometrie Nouveau

Il gazometro di San Frediano si erige con una struttura magnificamente circolare, come necessitava la struttura. Con la base in muratura, ha una sovrastruttura in ferro ed una meravigliosa peculiarità:

Ognuna delle 16 palizzate ha un bulbo, simile ad un cuore. Certo, a Firenze nemmeno nell’architettura industriale potevamo essere sgraziati. Infatti questa particolarità rende la struttura particolarmente aggraziata, anche se scevra dal contesto urbano tipicamente fiorentino.

 

I bulbi sono in realtà una rappresentazione di una fiamma.

 

gazometro2

Il bulbo del gazometro, è una fiamma

Uno spazio destinato al

Dal momento del suo abbandono, le amministrazioni comunali si sono subito interrogate su quale destinazione avrebbe potuto avere un gazometro. Il progetto iniziale fu quello di utilizzare l’ampio spazio per realizzare alloggi “biodinamici” atti a favorire le energie rinnovabili. Ma sembra che questa ambiziosa idea sia sfumata ed abbia lasciato il passo ad un più moderno  progetto vicino ai residenti del quartiere.

 

gazometro 1

Il progetto del Comune per trasformare il gazometro in uno spazio culturale

Risale al 2012 l’annuncio del Comune di Firenze che annunciava che il gazometro si sarebbe trasformato in una struttura polivalente atta alla cultura. Fu lanciato anche il bando. Il progetto aveva una spesa pari a 6 milioni euro. 

Sono passati 4 anni e cambiate le amministrazioni, e il gazometro risulta ancora bello e sinistro, anche senza spettacoli culturali dentro.

 

Se avete voglia di raccontarci le vostre esperienze da gazometro, o di passarci qualche info che ci è sfuggita o semplicemente infamarci potete scrivere a redazione@firenzefuori.it

 

Gilberto Bertini

 

 

 

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