David Bowie a Firenze: matrimoni e film con Pieraccioni

Il Duca Bianco è stato l’artista di tutto il mondo, ma non tutto il mondo conosce la storia di David Bowie a Firenze.

 

La morte di David Bowie è stata una scure che si è abbattuta sulla sensibilità artistica di tutti noi. Un cantante, attore, produttore e icona della moda, tutto riassumibile in una parola: genio. O più che genio, artista.

 

Interpretava la sensibilità artistica di tutti noi, soprattutto il suo camaleontismo aveva fatto si che la sua figura diventasse immortale, ai nostri occhi. La sua morte avvenuta l’11 gennaio 2016 ha fatto traballare la nostra idea di mortalità/immortalità.

 

Inglesi a Firenze: amore reciproco

La storia di David Bowie a Firenze racconta di un legame indissolubile tra due entità fuori dal comune: una città e un artista. Infatti il cantante, nato a Londra nei grigi quartieri di Brixton e poi con fissa dimora a New York,   sceglierà le colline intorno a Firenze come location per il ricevimento del suo matrimonio.

 

La passione degli  inglesi per Firenze nasce da lontano, Bowie non è stato il primo a venire in riva all’Arno. Tra le personalità artistiche si annoverano nomi del calibro di Emily Dickinson. La scrittrice ebbe un’illuminazione mentre visitava il cimitero degli inglesi, davanti ad una tomba di un’altra poetessa famosa Elizabeth Barrett Browning. 

Curiosa fu la scelta di Daniel Day Lewis, famosissimo attore londinese, di venire a Firenze ad imparare il mestiere di ciabattino in una nota bottega artigiana vicino al Ponte Vecchio (questa è un’altra storia). Insieme al cast di “Camera con vista” film del 1986 di Ivory James che esportò ancora di più, oltremanica,  il mito di Firenze.

Matrimonio in collina: quando Bowie ci guardò dall’alto

Il 6 giugno 1992 i bellissimi Iman Abdulmajid e David Bowie congiungeranno i loro cuori nella chiesa anglicana di Saint James nella zona di via Il Prato. Alla presenza di amici, parenti e anche qualche altra star, i due scelsero una cerimonia lunghissima: 50 minuti. Subito dopo, i due fuggirono in macchina per andare alla villa dove si tenne il festino. Durante il quale David si cimentò in un’esibizione di 5 brani della sua carriera per dilettare i presenti. Conclusero la serata i fuochi d’artificio.

Per un momento, una serata meravigliosa, con il caldo ancora gentile del 6 giugno di tanti anni fa, una stella era a metà tra il cielo e il terreno, depositata sulle colline con la sua splendida sposa ad osservare il Duomo e a contemplare la bellezza.

 

Questo posto puzza più del buco del c**o di un somaro. cit. Jack Sicora

Una volta decisi di guardare un film di Pieraccioni che non conoscevo. Allora spulciai gli scaffali di un negozio video e trovai “Il mio west“. Pensando “Ma guarda il Pieraccioni che fa il cow boy. Più trash di così non si trova”, allora decisi di prenderlo, senza guardare il cast.

 

Mentre languidamente l’abbiocco si  faceva sentire, ecco che sul set comparve un villain dalla faccia familiare. Jack Sikora era David Bowie. Saltai in piedi sul divano. Ma come poteva esserci il Duca in un film del Pieracccioni? Beh poco importava, brillando di luce propria illuminò la scena salvando capra e cavoli. Per la cronaca, nel film recita anche un certo Harvey Keitel. Non vi dice nulla? Avete mai visto “Le Iene” o “Pulp Fiction” o “Taxi driver“? No? Allora correte a subito a guardarli!

 

Mi scusi signor Pieraccioni, ma come ha fatto a convincere Bowie a recitare in un suo film? Forse non fu solo farina dell’abile Leonardo che in quanto a parlantina non conosce rivali. A convincere David ci penso la natura. Infatti le riprese del film furono effettuate sulle Apuane in Garfagnana, di preciso nel villaggio di Campo Catino. E secondo voi uno come David Bowie non subiva il fascino di quei territori? Impossibile. Era tremendamente incuriosito da quei paesaggi, tanto che decise di prendere parte alla produzione per esplorare quei luoghi. Il film costò 10 miliardi di lire e ne incassò 4. Fu un flop clamoroso che fece passare in sordina la collaborazione dei due personaggi. Bowie fu contento però di visitare un territorio magnifico.

 

Il film però ci lascia una testimonianza importante. Infatti Giovanni Veronesi, il regista, racconta di un Bowie estremamente riflessivo sul set. Portava avanti ragionamenti filosofici, soprattutto sul tema della vita e della morte. Cercava di capire e schematizzare la morte. Probabilmente l’aria delle Apuane ha giovato al cantante inglese, tanto da riuscire a programmare l’uscita di un album “Black star” per i giorni della sua morte.

 

I fan non lo scorderanno

I fan italiani hanno lanciato in rete un’iniziativa per unirsi un’ultima volta in onore di David Bowie. Un flash mob nelle piazze di alcune città. A Firenze in piazza Santa Maria Novella, domenica 17 gennaio si riuniranno i fan fiorentini. Alle 15 porteranno chitarre, musica e palloncini per festeggiare e salutare un’ultima volta chi ha portato nel mondo una luce abbagliante, mica male per essere una stella nera.

 

Se avete altre curiosità su David Bowie a Firenze, potete scriverlo a redazione@firenzefuori.it

 

Gilberto Bertini

 

 

 

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