Sousa, Paulo Sousa

L’agente 007 James Bond è scaltro, forte, determinato, solerte, atletico, bello, furbo, piacione e soprattutto incredibilmente concreto: ottiene sempre risultati. Fermandoci a giocare un po’ con la fantasia, ci rendiamo conto che sono le stesse abilità di un signore portoghese. Questo siede sulla panchina della Fiorentina ed oltre a sfoggiare dei cardigan domenicali importanti, è arrivato con la sua squadra dove nessuno mai negli anni recenti; mai nell’era Della Valle, la Fiorentina è stata prima al netto dell’undicesima giornata. La squadra brilla come una stella polare che indica il cammino del giuoco a tutte le squadre italiane, specialmente quelle che vivono un medioevo tattico. Paulo risponderebbe che è merito del lavoro e della mentalità –hai ragione caro mister– ma per una città intera e per dati di fatto è merito tuo.

Se dovessi scegliere un titolo tra quelli della saga dell’agente britannico, direi “Goldfinger”. Anche se è il nome del goffo supercriminale che Bond combatte nell’omonimo film, la definizione “Dito d’oro” calza a pennello al tecnico portoghese: trasforma in oro tutto ciò che tocca.

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Il lavoro di Paulo Re Mida è tangibile sulla rosa della Fiorentina. Tutti i giocatori sono stati valorizzati. Partendo dall’assunto “il calcio è una scienza inesatta” e che i calciatori sono delle variabili, chi riesce a padroneggiare le incognite è un maestro. Questo concetto complicato si può riscrivere semplicemente con “Non lasciare niente al caso”. Esattamente come fa James Bond in Casinò Royale quando si schianta di proposito con la macchinona di alcuni turisti spocchiosi che lo scambiano per il parcheggiatore . Era tutto calcolato per depistare la sicurezza dell’albergo. Anche 00Sousa non si lascia sfuggire nulla, soprattutto i dettagli. Lo si vede pubblicamente dal suo comportamento in panchina: dove si trasforma in un direttore di orchestra, autoritario ma non invadente, solenne ma non severo, e solo con la mimica facciale riesce ad ottenere l’attenzione dei suoi uomini. Fino alla fine di un tranquillo 4-0 casalingo con il Frosinone si agita quando vede i cali di tensione; anzi proprio non riesce a digerire il gol della della bandiera dei ciociari. La partita termina 4-1, la Fiorentina prima in classifica, delle tre incognite scese in campo due hanno segnato e una ha realizzato due assist. Eppure il dettaglio del gol subito non va giù a Paulo. La sua è questione di lungimiranza: avendo mandato in campo, nel corso del secondo tempo, il giovanissimo portiere Lezzerini sa che è importantissimo per la sua crescita che non subisca gol, o meglio che la squadra non abbia cali di tensione che sia portano al gol, sia potrebbero inficiare psicologicamente sul giovane portiere.

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In “00Sousa, licenza di Suarez”, il tecnico deve riuscire a salvare un giocatore spagnolo da un intrigo internazionale di Brillante. Fuori dalle metafore cinematografiche, il centrocampista ex-Atletico Madrid sembrava aver fatto la fine di Joshua Brillante, il più grande bruciato della storia del calcio: quando in meno di un tempo venne sostituito a Roma, dal Vincenzo che fu. Mario Suarez nelle prime apparizioni di campionato sembrava quasi svogliato, compassato e limitato al passaggio di prima senza correre troppi rischi; un comportamento molto strano per uno che arriva dalla corte del Cholo Simeone che cresce i suoi giocatori a pane e rabbia. Con pazienza Paulo Sousa ha temporeggiato e lo ha schierato in una sfida più semplice ma non meno determinante delle altre; contro il Frosinone Suarez ha brillato e con tanta classe e grinta ha scagliato in porta un bolide che spazza via le nebbie dei rumors che lo volevano partente a Gennaio.

Durante la pellicola 00Sousa, dalla Croazia con amore vediamo il tecnico di Viseu alle prese con un giovane talento croato alla ricerca di se stesso e di conferme. Ragazzone dal physique du role da punta centrale che però ha anche tanta velocità nelle gambe, Ante Rebic è abituato a segnare gol già dalla giovanissima età, anche nella sua nazionale. Ma il tecnico sa bene che un valore della gioventù è la duttilità. E sulla fascia la Fiorentina ha proprio bisogno di esuberanza e muscoli. Schierato come esterno destro e chiamato spesso a rientrare, il giovane Ante fornirà una prova di forza con una ciliegina: il gol bellissimo, con dubbio se fosse voluto o meno, e con una macchia: un calo di rendimento dovuto probabilmente ad un problema alla schiena. Dalla panchina lo 007 gigliato ha voluto riprenderlo nel primo tempo intimandogli di tirare fuori la personalità giusta per saltare l’uomo, andare sul fondo e crossare.

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Nella pellicola Il centrocampo non basta, Il protagonista è un calciatore cileno, eletto miglior calciatore sudamericano dell’anno 2006 dalle doti tecniche impressionanti che ha sempre trovato difficoltà in due cose: continuità e gol. Il nostro mister segreto Paulo, ha deciso di tenerselo come jolly. Questo significa che si trova spesso in panchina. Ma significa anche che il progetto di Sousa è ambizioso. Lui sa benissimo che Mati Fernandez potrà essere l’arma in più nelle fasi cruciali della stagione che generalmente sono tra Aprile e Maggio; Mati viene utilizzato con il contagocce e quando è presente lascia il segno, come i due assist forniti contro il Frosinone.

Tralasciando poi la valorizzazione dei due pennelli di centrocampo Vecino e Badelj, mettendoci anche l’attenzione con cui impiega Babacar e la magia di bomber Kalinic, ora tutta Firenze si aspetta solo l’ultimo sforzo: il ritorno al gol con continuità di Pepito Rossi. Sicuramente difficile, ma Paulo Sousa è come James Bond, per lui niente è impossibile.

Gilberto Bertini

redazione@firenzefuori.it

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