La Villa del Conte Pazzo

In pendenza, tra Fiesole e Firenze, sorge Maiano. Un’antica cava che nei secoli ha perso la sua funzione per lasciare il passo alle fattorie. Qui in un tempo antico i nobili  erigevano le loro ville. A i cultori del mistero il nome è già balenato il nome: Villa del Conte Pazzo.

Vista dall’alto di Maiano

Premessa: le fonti in materia sono nebulose, non è facile scrivere una storia precisa; la ricostruzione qui riportata è fatta sulla base di indizi. Ovviamente qualsiasi lettore interessato alla ricostruzione è gradevolmente aspettato nell’invio di dati, ricordi e curiosità sulla villa del Conte Pazzo.

La locuzione “conte Pazzo” è vittima del passaparola. In principio il vero abitante della villa si chiamava Pazio. Il mito e la leggenda hanno compiuto il loro dovere trasformandolo in pazzo; goliardicamente molto più spendibile.

La villa non è piccola, il giardino si direbbe di stampo massonico; di fatti si trovano gli elementi della tradizione, reperibile anche ad esempio nella villa Stibbert. Colonne, il giardino, la grotta, la fontana rotonda. Un giardino simile appare nel film “La Nona Porta”, anzi proprio tutta la struttura è simile riprodotta nel film di Polanski; il regista polacco non è proprio l’ultimo arrivato in sede di occultismo. La villa si estende su quattro piani.

La Nona Porta, con Johnny Depp

La Nona Porta, con Johnny Depp

Quel conte Pazio divenne pazzo. A cavallo tra 800 e 900 il conte dedito all’occulto, alle pratiche molto in voga all’epoca, decise di rinchiudersi nella sua meravigliosa villa. Seguiva gli insegnamenti di Aleister Crowley, l’inglese che sdoganò il satanismo moderno.

Due parole su Crowley meritano d’esser spese: vero inglese british, destò scalpore in patria; il suo credo “Fa ciò che vuoi” valicò i confini d’una morale rigida, vittoriana. Cacciato, trovò in Sardegna il posto giusto per la sua vita dissoluta. Erano gli anni del fascismo e un santone con a seguito prostitute, dedito a sacrifici d’animali e orge spinte, stonavano con gli ideali dell’epoca. Fu rispedito al mittente, nella perfida Alcione. Si narra che collaborò in seguito come spia al servizio della regina per sconfiggere i tedeschi.

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Un conte pazzo, privo d’eredi, non è il toccasana per una dinastia. E alla sua morte la villa piombò nell’abbandono. Le grandi vetrate rimasero in balia del vento, il giardino iniziò il suo viaggio nell’incolto.

La storia della villa è a forma di groviera. E il buco temporale, per quanto riguarda le fonti (e vi ricordo la premessa), è vasto circa 60 anni.

Segni di vita dall’imponente struttura si hanno dagli anni 80′. Le strutture abbandonate hanno tutte una peculiarità simile. Prima o poi verranno notate da qualcuno che istintivamente penserà di entrarvi. Accade con i senzatetto, è accaduto con gli amanti dell’occulto.

In un arco temporale di 30 anni, dagli anni 80 alla prima decade dei 2000, la storia del Conte Pazzo è famosa per ciò che accadeva dentro le austere mura.

Negli anni 80′ e 90′, la villa fu il vero e proprio tabernacolo di messe nere. I membri delle sette italiane si ritrovavano scavalcando i cancelli e celebrando all’interno della villa orrendi riti. Probabilmente gran parte degli inquietanti graffiti caratteristici della villa sono stati fatti durante quel periodo. Scritte raccapriccianti, minacce e colonie di gatti neri sono stati la cornice della Villa per tanti anni.

Arrivati alla fine dei 90′, l’attività satanica è stata arrestata con intervento delle forze dell’ordine. La Villa ha iniziato ad ospitare diverse attività. Sempre misteriose e non alla luce del sole, ma scarne da liturgia malvagia. Infatti le messe nere lasciarono il passo alle feste. Feste? Si feste!!

Una scritta campeggiava all’entrata: “Se sei vergine, uscirai di qui avendo perso la verginità

Sull’onda della goliardia il cartello accoglieva i visitatori, non più di nicchia ma sparsi nella gioventù fiorentina dell’epoca. Non ci è dato sapere chi fosse l’organizzatore dei baccanali, sarebbe notizia alquanto curiosa e interessante. Un fatto dato per certo è la presenta di tanto alcol, tra cui il famigerato assenzio. Altre figure cardine risultano essere le candele. Di fatto usate in rituali di piacere estremo, quasi hardcore. La ricostruzione porterebbe quasi all’intuizione che fosse una casa di piacere; si insomma che ci fossero delle prostitute. La storia mitologica di queste feste venne interrotta da storie di stupri. Ed anche al periodo trimalcionico provvedettero a metter fine le forze dell’ordine.

La villa è comunque rimasta meta di curiosi fino a pochi anni fa, fino a subire un restauro completo.

Sono stato nella villa nel 2011, di pomeriggio di fine settembre. Tutto taceva, campeggiavano gli oscuri graffiti e i resti di qualche balordo.

Quando il sole iniziò a tramontare decisi di andarmene, forse era il caso di crescere e smettere di credere ai fantasmi.

Gilberto Bertini

redazione@firenzefuori.it

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